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Kiev Calling: Bayern Monaco-Real Madrid

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Bayern Monaco-Real Madrid

E più o meno 365 giorni dopo, ci sarà ancora Bayern Monaco-Real Madrid. Stavolta con qualcosa di più in palio, ossia un posto per la finalissima di Champions League a Kiev. Le due superpotenze del calcio europeo si erano affrontate ai quarti dell’edizione 2016/2017, dove ad avere la meglio furono gli spagnoli (1-2 all’andata, 4-2 al ritorno tra le polemiche a causa di alcuni errori arbitrali). “La miglior vendetta è un imponente successo” – diceva Frank Sinatra: ebbene sì l’occasione è ghiotta per i biancorossi, che possono rifarsi e andare così ad infrangere i sogni del terzo trofeo consecutivo da parte degli uomini di Zinedine Zidane.

Il Bayern ha strappato il pass per le semifinali liberandosi, con qualche piccolo grattacapo, del Siviglia. Vittoria per 1-2 in terra iberica e 0-0 tra le mura amiche. Hanno faticato di più i Blancos, che hanno dovuto affrontare la Juventus. Lo 0-3 dell’andata, arrivato giocando una partita di spessore, è stato rimontato da una prova d’orgoglio e abnegazione della compagine bianconera in quel del Bernabeu. Solo il rigore all’ultimo respiro del solito Cristiano Ronaldo ha evitato altri scenari.

KIEV CALLING: LE TRE CHIAVI DI BAYERN MONACO-REAL MADRID

 

1) Difesa

Già, difesa. I due team sono conosciuti per la loro trazione anteriore, proprio per questo entrambi dovranno curare i dettagli delle rispettive retroguardie. Tutt’altro che impeccabili. La banda di Jupp Heynckes va in difficoltà quando gli avversari attaccano sfruttando un uomo tra le linee; in tal caso l’eclettico Isco potrebbe sparigliare le carte in tavola coi suoi continui movimenti e la sua imprevedibilità. Bisogna inoltre che la linea difensiva, in fase di possesso, è molto alta: un errore in disimpegno potrebbe dar via alle ripartenze del Real, situazione che il Bayern ha sofferto in precedenza. D’altro canto i madrileni concedono qualche varco nelle retrovie, dimostrando dimenticanze in marcatura e posizioni non sempre azzeccate. Il gengenpressing teutonico potrebbe mettere affanno a Sergio Ramos e compagnia,  che spesso si fanno cogliere di sorpresa nelle transizioni veloci.

 

2) Assetto Real

In questo confronto difficilmente Zidane rinuncerà a schierare dall’inizio il centrocampo Kroos-Casemiro-Modric, reparto ben amalgamato per via dell’equilibrio e della sostanza del brasiliano e della qualità e intelligenza del tedesco (ex di turno) e del croato. Così come è abbastanza probabile l’impiego di Karim Benzema in avanti. Tuttavia il tecnico, almeno a gara in corso, avrà la possibilità di variare assetto a seconda dello scenario che si presenterà. Dal 4-3-1-2 si può passare al 4-4-2 con Lucas Vazquez e Marco Asensio (o solo uno dei due) sugli esterni: le sovrapposizioni dei terzini garantirebbero ampiezza e cross, mentre le ali si diletterebbero a tagliare verso l’interno e a creare ulteriore superiorità numerica sulla trequarti. Da non escludere che Cristiano Ronaldo possa anche fungere, eventualmente, come unica punta, al fine di aggredire la profondità.

 

3) Il duello nel duello

Robert Lewandowski da una parte, Cristiano Ronaldo dall’altra. Tralasciando il divario tecnico (a favore del portoghese) che li separa, sono loro quelli che hanno il potere di cambiare l’inerzia del faccia a faccia. Il tutto con mezzo pallone giocabile e con un minimo di spazio: spietati, freddi, precisi. Il centravanti polacco non ha lasciato il timbro contro il Siviglia, ma può farlo col Real. La sua potenza fisica e il suo saper svariare su tutto il fronte lo rendono un pericolo costante. L’asso di Funchal è senza dubbio il calciatore più decisivo del mondo. Gli aggettivi si sprecano per la sua classe e il suo killer instinct, tirati a lucido nei quarti di finale. Meglio lasciar parlare i numeri: 15 goal in 10 presenze nella Champions League in corso. Qualcosa di sovrumano, soprattutto vedendo prodezze come l’ormai celeberrima rovesciata messa a segno in casa della Juventus. Il Bayern è avvisato. Insomma, un duello nel duello che avrà capitale importanza in ottica passaggio turno.

 

CONCLUSIONE

Pare dura sbilanciarsi su chi avrà la meglio. Gli spagnoli, persa la Liga, hanno solo in mente la Coppa dalle Grandi orecchie che permetterebbero loro di entrare nella leggenda. La capacità di resistere alle difficoltà e di sbrogliare la matassa quando la palla scotta è un marchio di fabbrica indelebile, che li avvantaggia. D’altra parte il Bayern è una squadra tosta da affrontare nel doppio confronto, soprattutto all’Allianz Arena. La loro intensità e prestanza possono tener testa alle doti in palleggio degli avversari. Azzardando delle percentuali, si potrebbe parlare di un 50% di successo ciascuno.

 

Kiev Calling: i fattori chiave di Roma-Liverpool

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Kiev Calling

Alzi la mano chi, alla vigilia, si sarebbe aspettato che dai quarti Barcellona-Roma e Manchester City-Liverpool sarebbero uscite vincitrici le seconde. L’urna di Nyon ha deciso di accoppiare le due autrici dei miracoli dei quarti. I giallorossi sono riusciti a rimontare il 4-1 del Camp Nou vincendo 3-0 all’Olimpico. Prestazione sontuosa, quella degli uomini di Eusebio Di Francesco. L’eroe, se proprio bisogna trovarne uno, è Kostas Manolas. Gol pesantissimo, quello del greco, che poi si è lasciato andare a un’esultanza da leader vero.

Continua la maledizione, per Pep Guardiola. Il suo City, favoritissimo non solo per il passaggio del turno ma anche per la vittoria finale, è caduto sotto i colpi del Liverpool. Gli uomini di Jurgen Klopp hanno fatto a fettine i Citizens all’andata, andando poi a vincere anche al ritorno. Grande dimostrazione di forza dei Reds, capaci di rifilare l’ennesima delusione agli avversari. In campionato, infatti, avevano interrotto la striscia di 23 partite senza sconfitte dei rivali. Continua il momento magico del Liverpool, guidato da un Mohamed Salah semplicemente meraviglioso.

 

KIEV CALLING: LE TRE CHIAVI DI ROMA-LIVERPOOL

 

1) Contenere l’attacco avversario

Potrebbe sembrare ripetitivo, visto che è stato detto anche del Barcellona, ma chiudere le porte agli attaccanti dei Reds è fondamentale. Se lasciati liberi di colpire, il già citato Salah, Roberto Firmino e Sadio Mané sanno fare male. L’egiziano, tra l’altro, è il grande ex della partita, e i suoi compagni lo conoscono bene. Non bisogna concedere spazi, altrimenti è praticamente impossibile fermarli. Compito più facile a dirsi che a farsi, con un attacco che fino a qui ha messo a segno 82 reti. In ogni caso è vietato sbagliare, perché a questi livelli ogni lasciata è persa. Le due squadre giocano con lo stesso modulo, il 4-3-3, sebbene gli interpreti siano molto diversi.

 

2) Fare attenzione a Dzeko

Se da una parte c’è il tridente delle meraviglie, dall’altro canto c’è un Edin Dzeko che fa la differenza. Il bosniaco, che in campionato non sta segnando come nella scorsa stagione, è spesso stato decisivo in Champions. Pesantissimo il gol contro lo Shakhtar, che ha portato la Roma ai quarti. Pesantissimi anche i due gol contro il Barcellona, cui ha segnato sia all’andata che al ritorno. All’Olimpico, infatti, ha spianato la strada per la rimonta, che poi si è materializzata. La difesa del Liverpool, quindi, dovrà fare moltissima attenzione ai suoi movimenti, che spesso e volentieri creano spazi ai compagni.

 

3) L’effetto sorpresa

Entrambe sono arrivate quasi a sorpresa in semifinale, e una delle due approderà alla finalissima di Kiev. Per la Roma questa è una sfida da prendere o lasciare, e arrivata a questo punto non ha nulla da perdere. Un eventuale approdo all’ultimo atto sarebbe un bene per il calcio italiano e uno ‘smacco’ alla Juventus. I bianconeri, che da tempo sognano di vincere la Champions League, si sono dovuti arrendere al Real Madrid. A portare avanti la bandiera tricolore in Europa, quindi, è rimasta solo la Roma. Ora l’obiettivo deve essere quello di arrivare fino in fondo, crederci e continuare a sognare. Tuttavia, non bisogna fare l’errore di sottovalutare il Liverpool, che può fare molto male.

Kiev Calling – Conclusione

La semifinale tra Liverpool e Roma, sulla carta, si prospetta molto interessante. L’andata si terrà il 24 aprile ad Anfield, mentre il ritorno sarà il 2 maggio all’Olimpico di Roma. Al momento il ‘bilancino’ del pronostico pende leggermente in favore dei Reds, ma i giallorossi sono tutt’altro che spacciati. Se dovessimo tradurre il tutto in percentuali, sarebbe un 55-45 %. In ogni caso, il pronostico unanime in favore del Barcellona di Barcellona-Roma dovrebbe insegnare che le sorprese, nel calcio, sono sempre in agguato. E spesso possono essere anche belle, e l’impresa dei giallorossi deve essere un monito. Crederci, sempre, e giocarsela contro tutto e tutti.

 

Trent Alexander-Arnold, il treno di Anfield Road

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Trent Alexander-Arnold,

L’ultima scoperta di Klopp è di un valore inestimabile. Non per niente, Alexander-Arnold, appena diciannovenne, rischia di essere tra i papabili 23 che andranno a rappresentare l’Inghilterra al Mondiale di Russia 2018. Valutazione oramai schizzata alle stelle, difficile immaginare tutto questo solo 9 mesi fa. Una favola in puro stile UK!

Un nuovo “treno” ad altissima velocità sta percorrendo la fascia destra di Anfield Road. Il suo nome è Trent Alexander-Arnold che, a soli 19 anni, è protagonista del Liverpool da sogno di Klopp. Velocità e corsa, abbinata ad una grande intelligenza tattica fanno sì che il numero “66” del Liverpool possa essere ritenuto uno dei migliori terzini di prospettiva dell’intero panorama mondiale. A molti, come fisicità e caratteristiche, ricorda il primo Ashley Cole formato Chelsea, anche se con piede preferito opposto.

Trent Alexander-Arnold, la sua scheda

La stagione fin qui sorprendente di Trent Alexander-Arnold potrebbe causare una inaspettata convocazione al Mondiale, a soli 19 anni. Il futuro è dalla sua parte, ed il Liverpool, proprio per questo, sta cercando di blindarlo con un nuovo contratto, comprendente clausola rescissoria intorno ai 60 milioni. Ecco, di seguito, la scheda del giovane terzino inglese classe 1999.

Nome: Trent Alexander-Arnold
Ruolo: Terzino Destro
Nazionalità: Inghilterra
Squadra: Liverpool
Data di nascita: 07/10/1998
Valutazione: 8 milioni di euro
Caratteristiche: corsa, versatilità, abile nel cross, dotato di gran tiro, tackle
Presenze e goal: 28 presenze, 3 gol
Squadre interessate: –

Sheriff Tiraspol, quando il fattore campo è più di un talismano

Categorie Approfondimenti/Curve e stadi mitici Scritto da
Sheriff Tiraspol

A vedere le immagini di questa tifoseria, pensereste ad una partita di prima o seconda divisione inglese. Invece non tratteremo, in particolar modo, di una tifoseria bensì della storia di uno stadio “maledetto”…

La coreografia dei sostenitori dello Sheriff Tiraspol durante un match di campionato. Nonostante la tranquilla accoglienza, questo stadio sembra avere qualcosa di veramente raro e speciale.

 

LA CURIOSA STORIA DELLO SHERIFF STADIUM

Forse non avete mai sentito parlare del “Bolshaya Sportivnaya” o Sheriff Stadium. Una struttura da meno di 14000 posti, inaugurato nel 2002. Da quando i moldavi del F.C. Sheriff Tiraspol vi si sono trasferiti 16 anni fa, hanno vinto ben 15 scudetti e 9 coppe nazionali, perdendo solo 8 partite in casa tra campionato e coppe, e sconfiggendo squadre di prestigio internazionale come Marsiglia e Tottenham. La squadra moldava detiene,inoltre, un altro particolare record: è la seconda di sempre in quanto a imbattibilità, con 63 partite, tra il 2006 e il 2008. Ma dietro questo mezzo miracolo sportivo, vi è una storia molto inusuale.

I gialloneri continuano ad essere considerati una squadra ‘invisibile’, la squadra di una città che nonostante faccia ufficialmente parte della Repubblica di Moldavia e militi nella Divizia Națională (Serie A moldava), appartiene in realtà ad un altro stato, dichiaratosi indipendente 1990 e non ancora riconosciuto a livello internazionale. Lo Sheriff Tiraspol è la squadra della Transnistria (Trans Dnestr, oltre il Dnestr, il fiume che attraversa la città di Tiraspol ), il paese che non c’è.

Quest’anno, lo Sheriff ha sfiorato la qualificazione ai sedicesimi di EL nel girone con Copenaghen, Lok.Mosca e Zilina, venendo eliminata all’ultima giornata dai danesi. Una squadra sconosciuta, in un paese “invisibile” e con uno stadio inviolabile: sembra la trama di un film, invece sono le parole che racchiudono i 25 anni di storia dello Sheriff Tiraspol, la squadra più titolata della Moldavia.

The Last Eight: Roma-Barcellona

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Roma-Barcellona

Il cammino che porta alla finale di Kiev è pronto all’ennesima ripartenza, uno dei match più impari sulla carta è quello tra Roma-Barcellona. Siamo vicinissimi infatti al doppio confronto dei quarti di finale di Champions League, che vedrà in campo le migliori otto realtà del panorama calcistico europeo. Una delle grandi sorprese di questa stagione è sicuramente la Roma di Eusebio Di Francesco, che ora trova al suo cospetto l’esame più difficile della sua stagione. L’urna di Nyon infatti ha riservato ai giallorossi la sfida difficilissima con il Barcellona del fenomeno Messi e di un tecnico come Valverde capace di ridare nuova linfa al ciclo vincente catalano, che dura da quindici lunghi anni.

Roma-Barcellona, la seconda sfida presente ai quarti fra un club italiano e uno spagnolo, vede dunque due squadre che attraversano un periodo storico qualitativo decisamente differente. In Champions però, anche con un pizzico di buona sorte, tutto può sempre succedere e l’inerzia può anche non avvantaggiare del tutto i favoriti del pronostico. Ecco quali potrebbero essere le tre chiavi di volta che potrebbero cambiare il destino dell’incontro.

1) RETROGUARDIE DIFENSIVE INOSSIDABILI

La partita sicuramente si vincerà in difesa. Lo stampo calcistico zemaniano trapiantato in questa stagione da Di Francesco alla sua Roma ha dato i suoi benefici nella fase a gironi con il Chelsea di Conte e nel match d’andata con l’Atletico Madrid di Simeone, ma contro i blaugrana il calcio totalmente votato alle verticalizzazioni potrebbe essere controproducente.

Il Barcellona infatti con l’arrivo dell’ex tecnico del Bilbao ha aggiustato le rotazioni difensive messe in mostra con tantissima amnesia nella passata stagione sotto la guida di Luis Enrique. Sono soltanto 2 le reti subite dai catalani in tutta la manifestazione europea grazie al grande apporto del veterano Piquè e da Umtiti, che saranno pronti a fermare le folate offensive giallorosse guidate inevitabilmente dal cannoniere Edin Dzeko. In mediana Busquets guiderà la manovra e tallonerà l’impostazione di gioco affidata a De Rossi, mentre Jordi Alba e l’ex Lucas Digne dovranno fermare gli inserimenti e i movimenti senza palla degli esterni a disposizione del tecnico giallorosso.

D’altro canto la Roma deve essere pronta ad arginare al meglio con l’aiuto di Manolas e Fazio le doti balistiche del ‘PistoleroSuarez, e con i suoi due esterni difensivi Bruno Peres/ Florenzi e Kolarov di ripartire subito in contropiede non appena viene riconquistato il pallone nella zona nevralgica di gioco. Pellegrini e Strootman dovranno fare una grande partita di sacrificio per uscire indenne dal doppio confronto europeo, utilizzando grande sagacia tattica soprattutto in difesa, sperando anche nell’ennesima giornata di grazia vista molto spesso da Allison Becker.

Dzeko e Nainggolan: la luce della manovra offensiva giallorossa

2) DISPOSIZIONE TATTICA FONDAMENTALE

Roma-Barcellona dal punto di vista tattico è decisamente un match che vedrà tanta differenza qualitativa fra le due squadre, ma entrambe le compagini hanno un pregio non poco invidiabile. Entrambe le squadre, grazie alle indicazioni dei loro rispettivi allenatori, hanno mostrato nel corso della stagione un atteggiamento camaleontico alla partita, capace di cambiare le sorti dell’incontro dal punto di vista tecnico ma soprattutto dal punto di vista tattico in qualsiasi momento del match.

Valverde nei momenti di necessità virtù in Liga e nella prima fase di Champions League ha dovuto rinunciare a Ousmane Dembele, rifugiandosi in un centrocampo “a rombo” illuminato sulla trequarti dall’estro e dal talento inconfondibile di Leo Messi. Oltre al 4-3-1-2 visto con la Juventus allo Stadium, in fase di non possesso il Barça con l’arrivo di Phil Coutinho è passato in molte situazioni ad un pragmatico 4-4-2, capace di stringere ogni linea di passaggio impostata dai difensori avversari, specie nelle corsie esterne.  In fase offensiva, il tradizionale palleggio impostato da “Don” Andrès Iniesta viene culminato con brucianti combinazioni sulla trequarti con gli esterni offensivi, aprendo solchi irrecuperabili in zona goal.

Di Francesco ha invece dato alla Roma una vera identità nei suoi match importanti. L’ex tecnico del Sassuolo ha cambiato molto spesso a partita in corso anche grazie all’esplosione del turco Under avvenuta negli ultimi due mesi di gare tra Serie A e Champions. Dal canonico 4-3-3 con Nainggolan pronto a spaziare in qualsiasi zona in fase offensiva, Di Francesco ha dato spazio anche al talento del giovane esterno turco trasformando la sua Roma in un solido 4-2-3-1 in proiezione offensiva. Se la compagine giallorossa dovesse partire con questo sistema di gioco, pronta la staffetta fra Pellegrini e Strootman così come quella fra Perotti ed El Shaarawy sulla corsie per i vari attacchi pronti a verticalizzare il gioco verso Dzeko con conseguenti sovrapposizioni degli esterni. Occhi puntati anche su Alessandro Florenzi. Il ‘Bello de Nonna’ ha dimostrato di saper giocare in qualsiasi ruolo diventato la carta vincente per poter ribaltare il risultato in qualsiasi fase di gioco. Il giocatore romano può agire come terzino destro, così come ala in un possibile 4-3-3 iniziale, dando maggior copertura in fase di non possesso per arginare la stella dell’incontro: Leo Messi.

Leo Messi: la stella del confronto fra Roma e Barcellona

3) LA ROMA COME FERMERA’ MESSI?

Già, il numero dieci blaugrana è la stella indiscussa dell’incontro senza ulteriori presentazioni. Nelle partite con risultato in bilico, Messi ha dimostrato ampiamente di essere più che un semplice fattore in questa stagione. Nel match in Ecuador con la sua Argentina, ma anche nello scorso turno contro il Chelsea (giusto per citare due esempi lampanti di match da dentro o fuori), il fuoriclasse argentino ha mostrato di essere il miglior calciatore al mondo. Di testa, su palla inattiva, accentrandosi in velocità dalla corsia di destra o con veloci triangolazioni, il talento di Rosario con il suo sinistro può far male in qualsiasi situazione dell’incontro, anche nelle situazioni di punteggio più disperate. Nelle ultime settimane si è parlato di una possibile gabbia giallorossa per fermare l’estro creativo de ‘La Pulce’, non lasciando il minimo spazio alle sue giocate da fuoriclasse assoluto. Ma se qualche celebre collega nelle ultime settimane ha accennato a gesti scaramantici o di utilizzare tutte le preghiere a disposizione per fermare Messi; mister Di Francesco sta considerando seriamente di apportare una situazione tattica apposita per bloccare il gioco del 10 blaugrana. Tutto ciò dipenderà dal problema fisico accusato da ‘La Pulce’ nella sosta per le amichevoli internazionali, che non lo vedrà al top della condizione nel match più importante della stagione.

Nonostante la perfetta parità nei risultati finali delle precedenti sfide (una vittoria per entrambe le squadre e due pareggi nelle ultime quattro sfide di Champions League); la Roma è obbligata a giocarsi il tutto per tutto nella sfida d’andata in casa grazie anche alla spinta e al calore del suo pubblico. Allo stato attuale il Barcellona viene dato favorito alla vigilia del doppio confronto con il 70% contro il 30% della Roma. Andata mercoledì 4 aprile al Camp Nou , ritorno il 10 aprile all’Olimpico. Roma-Barcellona come finirà secondo voi?

 

The Last Eight: Juventus-Real Madrid

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The Last Eight Juventus-Real Madrid

La rivincita della finale di Cardiff è, sicuramente, il quarto di finale più interessante del quadro di Champions League. Ronaldo contro Chiellini, Allegri vs Zidane: due modi d’intendere il calcio agli antipodi, Juventus-Real Madrid

Una classica nel palcoscenico più prestigioso d’Europa. Juventus e Real Madrid si rincontrano a quasi 10 mesi di distanza dalla finale di Cardiff 2017. In quell’occasione, la differenza tra le due squadre fu netta: il secondo tempo, in particolare, dimostrò il divario tra le merengues e i bianconeri. Finì 1-4 per gli spagnoli, alla seconda affermazione consecutiva in Champions.

A quasi un anno dalla disperata notte di Cardiff, il percorso della Juve 2017/2018 sembra rimarcare l’andamento della scorsa stagione: primo posto in A, finale di Coppa Italia raggiunta e posto tra le prime 8 confermato in CL. Nonostante questo, la Juve sembra essere una spanna sotto rispetto alla squadra che, l’anno scorso, sconfisse il Barcellona proprio ai quarti di finale. Gli ottavi contro il Tottenham, sudatissimi e tirati fino alla fine, dimostrano l’involuzione dei bianconeri soprattutto in fase difensiva.

Al contrario, il Real Madrid pare aver superato del tutto il turbolento periodo di fine 2017, quando una serie di risultati insoddisfacenti (come l’eliminazione dalla Copa del Rey per mano del Leganes) hanno fatto traballare la panchina di Zinedine Zidane. Il risveglio dei Blancos è coinciso con la rinascita di Cristiano Ronaldo, radicalmente cambiato con il nuovo anno, che ha trascinato i compagni ad una imponente vittoria contro il temibile PSG, agli ottavi.

Andiamo, quindi, ad analizzare più nel dettaglio quali potrebbero essere i tre punti focali del doppio turno di Juventus-Real Madrid

 1) Pressing alto per i bianconeri?

Contro il PSG, il Real ha dimostrato un’ottima compattezza e organizzazione di squadra, intervallata a qualche amnesia di troppo in difesa. Si sa, Varane e Danilo, in particolare, patiscono molto un avversario incalzante, votato a giocare alto. Potrebbe essere questa una delle strategie predilette da Max Allegri per contrastare il palleggio efficace e tagliente degli spagnoli. Lasciare spazio al centrocampo, in particolare a Modric, Isco e Kroos, è una scelta rischiosa in ottica delle due gare: in 180′, una giocata o un assist smarcante lo troveranno sicuramente. Meglio avere un approccio offensivo, fin dalla partita d’andata di martedì, senza particolari remori nel pressare a tutto campo.

Alvaro Morata dopo aver siglato il goal qualificazione, nella gara di ritorno della semifinale 2014-2015

Tutto dipenderà dall’atteggiamento che Allegri vorrà dare alla sua Juve: rigiocare come a Wembley, con poco palleggio e in ripartenza, oppure reinventarsi il pressing alto che tanto fece male nel 2014/2015, nella semifinale contro CR7 e company.

2) Fermare le fasce dei Blancos

Molti dei meriti del Real bi-campione d’Europa sono da attribuire alle fasce: la corsia di sinistra, in particolare, è una continua spina del fianco delle difese avversarie. Con un Marcelo in forma ed un Ronaldo spaziale, sarà dura per De Sciglio (o Barzagli) fermare la “frecciarossa” madrilena a sinistra. Le continue sovrapposizioni del brasiliano portano ad una superiorità numerica in fase offensiva ed espone la difesa bianconera ad un gioco di raddoppi e di scalate nella linea difensiva. Molto importante sarà il lavoro della catena di centrocampo, dei mezzi in particolare (Khedira e Matuidi), che dovranno continuamente chiudere e raddoppiare da entrambi i lati del campo.

La Juventus dovrà dimostrare, al contrario degli ottavi col Tottenham, una grande compattezza dietro ed in particolare sulle fasce: importante sarà anche la copertura di Alex Sandro su Isco, altra mina vagante e variabile pazza che può cambiare le sorti della gara. Juventus-Real Madrid sarà la gara di volta per la stagione bianconera?

3) Cristiano Ronaldo

CR7 esultadopo il secondo goal contro il PSG, nell’andata degli ottavi di finale al Bernabeu

Più che un fattore, una sentenza. CR7 è tornato ai livelli stratosferici di inizio 2017, con una progressione fatta di reti e crescente forma fisica. Il portoghese è risultato decisivo su tutti i fronti, in questi 3 mesi: 22 goal in 13 apparizioni con il Real Madrid nel 2018. Fondamentale negli ottavi contro il PSG, in cui ha timbrato per 3 volte il cartellino. Molto probabilmente, saranno gli episodi a decidere questo quarto di finale. Per questo, Cristiano deve essere tenuto strettamente sotto osservazione da Chiellini, in un duello spettacolare che il portoghese soffre particolarmente, nelle partite ad eliminazione diretta. Sembra impossibile, in questo momento fermare il 5 volte Pallone d’Oro. Già limitarlo sarebbe un ottimo risultato per i bianconeri.

I precedenti tra le due squadre, da quando la competizione è chiamata Champions League, parlano inequivocabilmente: la Juventus è la bestia nera delle Blancos, tralasciando le finali. Nei tre precedenti nella fase ad eliminazione diretta, gli spagnoli hanno sempre avuto la peggio (semifinale 2002-2003 e 2014-2015, ottavo di finale 2004-2005). In totale, nelle 13 partite giocate tra Juve e Real, 6 vittorie per i torinesi, 5 per le merengues e 2 pareggi.

In ottica passaggio turno, nonostante il diverso approccio in campo, le due squadre sembrano equivalersi nelle due partite. L’ago della bilancia sarà costituita dall’impianto tattico delle due squadre: 4-2-3-1 o 4-3-3 per la Juve, 4-3-3 o 4-3-1-2 per il Real Madrid. Ora come ora, una piccola marcia in più sembrano averla gli spagnoli: Real Madrid 55%, Juventus 45%.

Il resto lo dirà il campo, in un’altra sfida che farà la storia del “Clasico” di Champions League: come finirà questa volta Juventus-Real Madrid?

 

 

The Last Eight: Siviglia-Bayern Monaco

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Siviglia-Bayern Monaco

Siviglia-Bayern Monaco può essere letta in questo modo: il classico confronto apparentemente impari. La sfida tra il Davide e il Golia di turno. Tra una squadra coraggiosaspensierata e un’autentica corazzata che tutti temono. Al di là dei riferimenti biblici, i quarti di finale di Champions League vedranno affrontarsi chi ha mandato a casa il Manchester United e un gruppo che ha ingranato la marcia giusta dopo un inizio di stagione a rilento. Il divario tecnico è abbastanza ampio, ma nulla è scontato. In fondo, quel pastorello con la fionda non aveva alcuna speranza contro il campione dei Filistei…  Il duello sull’asse iberico-tedesco, comunque sia, potrebbe poggiare su tre importanti spunti.

 

1) UNA VIA DI MEZZO

Molte chance di passaggio del turno nel faccia a faccia Siviglia-Bayern Monaco passeranno dalla zona nevralgica del rettangolo di gioco. Di fronte si troveranno due tipi di centrocampo completamente diversi, ossia quello tecnico ed incline al palleggio agli ordini di Vincenzo Montella e quello muscolare e dinamico dei biancorossi. Il Siviglia, schierato col 4-2-3-1, ama avere il controllo del pallone ed iniziare l‘azione dalle retrovie adottando la soluzione più idonea a seconda dello scenario: o si cerca il trequartista centralmente (solitamente Franco Vazquez) oppure si indirizza la sfera verso gli esterni, dove possono prendere vita le concatenazioni tra terzini e ali.

La linea mediana a quattro del Bayern (piazzato in fase di non possesso con un 4-1-4-1) è molto alta e pressa, copre le linee di passaggio e sono presenti talvolta marcature a uomo su qualche giocatore chiave. Ad Ever Banega, che in Champions smista più di 105 passaggi a partita, potrebbe esser riservato questo trattamento. In questo modo, il Siviglia faticherebbe molto ad imbastire la manovra. Di conseguenza, potrebbe perdere molti palloni, esponendosi alle fulminanti ripartenze degli uomini di Jupp Heynckes.

 

2) AMNESIE TEDESCHE

Agli occhi di tutti il Bayern pare non aver punti deboli. Eppure, il Siviglia potrebbe approfittare di piccole amnesie di cui i loro avversari ben più quotati soffrono, ogni tanto. I tedeschi, infatti, vanno in difficoltà quando c’è un avversario che agisce tra le linee. Nei meccanismi tattici della banda Montella, il regista offensivo deve illuminare la via per i compagni verso la porta avversaria.

Se i vari Franco Vazquez o Ganso avranno il tempo e lo spazio di agire, potranno imbeccare gente dal passo rapido e che sa attaccare bene la profondità. Due nomi su tutti: Luis Muriel e Wissam Ben Yedder, giustiziere dello United. All’occorrenza si possono creare sbocchi sulle fasce innescando le ali, veloci e temibili nell’uno contro uno, creando così scomodi mismatch. Queste situazioni potrebbero avere più efficacia in fase di contropiede, dove la difesa teutonica è ancora più esposta a causa del baricentro alto della squadra.

 

3) SIVIGLIA-BAYERN MONACO: OCCHIO A LEWA

Basta lasciargli pochissimi centimetri liberi e lui trova sempre il modo di fare male. Robert Lewandowski è senza dubbio l’uomo che, a livello individuale, potrebbe decidere Siviglia-Bayern Monaco. Il centravanti polacco può segnare in tutti i modi possibili e immaginabili, facendo valere la sua prestanza fisica e il suo vasto arsenale. Per una difesa non sempre impeccabile come quella degli spagnoli non è facile marcare un giocatore del genere, capace di non dare punti di riferimento. Inoltre, Lewa sa aiutare la squadra col gioco di sponda e coi suoi continui movimenti.

Quando non si trovano soluzioni di passaggio ottimali, Lewandowski viene cercato con una verticalizzazione. In questo modo vengono sfruttate la sua indole nel gettarsi negli spazi o la sua abilità nel proteggere il pallone. L’ex Borussia Dortmund, inoltre, può puntare la porta da solo o cercare gli esterni, che lo supportano per creare superiorità numerica. Sono 5 i goal in 7 presenze europee stagionali. Finora…

 

 

Siviglia-Bayern Monaco è, assieme a Barcellona-Roma, il quarto di finale dove la bilancia pende di più da una parte che dall’altra. Abbozzando delle percentuali, i dominatori della Bundesliga hanno il 75% di possibilità di passare il turno, contro il 25% degli andalusi. Come già detto però, niente è scritto nel calcio: diversi fattori e singoli episodi potrebbero cambiare le carte in tavola.

Nazionale, la ricostruzione riparte da Manchester

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Nazionale

Riparte questa sera, dall’ Etihad Stadium di Manchester, l’avventura del CT Gigi Di Biagio e della nuova Nazionale post-“disfatta Mondiale”. Critiche e considerazioni hanno caratterizzato la preparazione di questa mini-tourneè nella madrepatria del calcio moderno, in cui gli Azzurri affronteranno due delle maggiori pretendenti alla vittoria della Coppa del Mondo 2018: l’Argentina di Messi e l’Inghilterra del bomber Harry Kane.

“Dentro un ring o fuori, non c’è niente di male a cadere. È sbagliato rimanere a terra.” diceva Muhammad Ali in una delle più celebri frasi della sua eterna carriera. In queste parole di nascondono 120 anni di storia del nostro calcio, lo sport emblema di un paese e di un popolo che ha dovuto, più volte, affrontare momenti di enorme difficoltà. Come in una spirale, il cammino della Nazionale è paragonabile ad un vero turbinio di eventi e sensazioni contrastanti. L’ultimo atto di questo enorme viaggio è stato, molto probabilmente, il più amaro di tutti: la mancata qualificazione al Mondiale di Russia 2018, con successivo ritiro di Buffon a fine partita di ritorno. Era il 13 Novembre scorso.

A poco più di 4 mesi dall’ “Apocalisse” del calcio italiano, il nuovo corso esordisce avvolto da innumerevoli ombre: quelle che pervadono in una FIGC ancora senza presidente e in commissariamento, quelle che contornano l’operato (fin qui occulto) di Gigi Di Biagio, promosso nuovo CT della Nazionale maggiore dopo un’esperienza quadriennale con l’Under 21. Una situazione surreale, incalzata dalle polemiche della vigilia di Mino Raiola per la mancata convocazione di Balotelli e sul ritorno di Gigi Buffon come “anziano saggio/traghettatore” del nuovo gruppo dei giovani.

In tutto ciò, le partite contro Inghilterra ed Argentina serviranno a sviare le dicerie extra-campo e per osservare lo stato attuale della nostra Nazionale. Due match in cui l’Italia parte sfavorita, non solo per gli ultimi risultati, ma anche per la qualità della rosa a disposizione delle squadre. Il futuro e i prossimi appuntamenti (Uefa Nations League e Euro 2020) ci impongono di guardare avanti ai possibili sostituti della “vecchia guardia”, la “Giovine Italia” che dovrà costituire la base del gruppo che lotterà per un posto ai Mondiali di Qatar 2022.

DA CHI RIPARTIRE PER IL NUOVO CICLO?

Portiere

Il dopo Buffon è ormai segnato con Gigio Donnarumma, Alex MeretAlessio Cragno indiziati numero 1 alla sostituzione del “Gigi nazionale”. La porta sarà al sicuro per molti anni con questi tre giovani promesse, tra le più lucenti dell’intero panorama mondiale. Oltre ai giovani, Sirigu e Perin possono essere un’alternativa d’esperienza in un ruolo dove tale qualità è fondamentale.

Difesa

Il trio della BBC, che ha costituito il fulcro della nazionale di Antonio Conte.

La prima Italia di Di Biagio non vede protagonisti due dei tre senatori della nostra difesa degli ultimi anni: Chiellini e Barzagli. Quest’ultimo ha definitivamente accantonato la possibilità di ritornare in Nazionale. Il primo rappresenta il miglior difensore italiano, viste le sue ultime prestazioni in Europa con la maglia della Juventus. La coppia Bonucci-Chiellini, quindi, costituirà ancora la base della squadra del prossimo biennio.

Ma, guardando alle spalle dello juventino e del milanista, vi sono almeno altri 3/4 nomi interessanti per il futuro: Daniele Rugani e Filippo Romagna, entrambi scuola Juve, hanno dimostrato buone qualità di impostazione; Mattia Caldara e Gianmarco Ferrari costituiscono i due più forti difensori under 23 del calcio italiano, a livello di marcatura e posizionamento. Impossibile puntare su Ogbonna o Criscito, spesso incostanti con la maglia Azzurra nonostante le esperienze all’estero.

Per quanto riguarda i terzini, Florenzi e Zappacosta rappresentano il presente e il futuro, Biraghi e Conti sono le alternative di qualità (anche se bisognerà vedere come rientrerà il terzino del Milan dall’infortunio). Darmian è in fase calante, così come De Sciglio, nonostante le prime “fiammate” agli esordi in Nazionale, che avevano fatto ben sperare. Impossibile non considerare un terzino in continua crescita come Calabria, ormai titolare fisso e punto fermo del Milan di Gattuso. Oltre questi nomi, la difesa italiana potrebbe puntare anche su alcuni giovani interessanti ma mai affacciatisi alla squadra maggiore come Murru, Pezzella, Di Marco,Capradossi e Masina.

Centrocampo

Il centrocampo Azzurro è il reparto che ha dimostrato di soffrire molto il ricambio generazionale post Mondiale 2010. Con l’addio di De Rossi, le chiavi del centrocampo passano definitivamente a Marco Verratti. Il pescarese, ormai 25enne, deve superare una “fase embrionale” che in Nazionale dura ormai da tantissimo tempo. Tante aspettative quasi mai confermate: prestazioni al limite del mediocre, come le ultime contro la Svezia. Mai decisivo, quasi inesistente a tratti.

Può essere il biennio di Giacomo Bonaventura, 29 anni, assente ad Euro 2016.

La parabola discendente di Verratti è l’immagine dell’intero centrocampo italiano: un’involuzione dettata dagli infortuni (vedi Bonaventura e Marchisio), ma anche dalle poche alternative “sicure” tra i giovani. Ora, però, questo cambio deve avvenire repentinamente. Parolo non potrà essere inserito nel piano Qatar 2022, cosi come Marchisio. Ci potrebbe arrivare invece Bonaventura, giocatore sempre ben inserito negli schemi milanisti ma che non mai ha trovato una dimensione in Nazionale.

Potrebbe essere questo il suo biennio d’impiego, con Verratti e l’oriundo Jorginho, miglior passatore della Serie A e metronomo del Napoli di Sarri. Bisognerà anche vedere quale sarà il modulo utilizzato dal futuro CT, ma vista la carenza di trequartisti di caratura internazionale dubito che si potrà applicare il centrocampo a rombo, tanto caro a Sacchi, Zoff e Trapattoni (ma lì c’era gente che incantava con il pallone ai piedi come Baggio, Totti e Del Piero).

Dietro i tre nomi da cui riparte anche Di Biagio, ci sono una miriade di nomi interessanti ma ancora “acerbi” per un ruolo da titolare: Benassi, Baselli, Pellegrini, Barella, Murgia Mandragora. Pronti all’inserimento fisso tra i convocati sono Gagliardini e Cristante, già inseriti tra i convocati di Di Biagio per queste due amichevoli. Per il futuro più lontano, non bisogna tralasciare alcuni giovani interessantissimi come Cassata dell’Ascoli, Caligara e Montaperto, scuola Juventus e Carraro scuola Inter.

Attacco

L’ultima apparizione di Balotelli in Nazionale risale all’ultima partita del Mondiale brasiliano contro l’Uruguay.

L’attacco della Nazionale è in mezzo ad una bufera, per le scelte del CT riguardanti la mancata convocazione di Mario Balotelli e Simone Zaza, due dei migliori attaccanti italiani in attività e in un buon periodo di forma. Sulla mancata convocazione di “Super Mario” si è espresso in maniera decisa Mino Raiola, suo procuratore, dicendo: “Siamo dispiaciuti per la mancata convocazione di Balotelli e per le motivazioni che ha dato Di Biagio. La Nazionale dovrebbe rappresentare i migliori ma i migliori non vengono presi in considerazione. Abbiamo una Nazionale che fa schifo, piena di gente scarsa. Per portare Balotelli ci vuole carattere. Ma il carattere non lo aveva Ventura e non lo ha Di Biagio. Ci sono problemi di spogliatoio?  Se fosse così, lo dicano…”.

Nonostante l’assenza dei due bomber, l’attacco della Nazionale può contare su grandi elementi che la porta la vedono bene: Immobile è il miglior attaccante italiano in stagione e con 35 goal lotta per la “scarpa d’Oro” con i più grandi bomber d’Europa; Insigne è uno dei protagonisti del Napoli di Sarri, meno protagonista in Azzurro, anche per scelte discutibili da parte di Conte e Ventura. Il parco attaccanti non finisce qui: Belotti sta faticando quest’anno, ma insieme a Immobile rappresenta la coppia d’attacco del prossimo futuro, Bernardeschi e Chiesa sono le ali ideali per un 4-3-3 più offensivo. Con loro, da non dimenticare sono Candreva e Verdi, come esterni del 4-3-3.

Federico Bernandeschi e Federico Chiesa con l’Under 21 nell’Europeo 2017 in Polonia.

 

La prima convocazione di Cutrone e Chiesa dimostra che il nostro calcio ha talenti di grande valore per ripartire, in particolare in questo reparto. Patrick Cutrone, esploso in questa stagione, è il presente e il futuro del Milan e sarà sicuramente uno dei pilastri della Nazionale dei prossimi 10-12 anni, cosi come Chiesa e Bernardeschi. Tra i giovani, altri nomi interessanti sono: Orsolini, Petagna e Verde già pronti per l’esordio, cosi come Pellegri e Kean; Vido, Parigini e Cerri dall’Under 21. Da considerare ancora nel giro della Nazionale, anche, i redivivi Destro e Gabbiadini, poco costanti ma buone alternative in questo ruolo.

PROBABILE FORMAZIONE ITALIA-ARGENTINA

Questa dovrebbe essere la prima formazione della nuova Italia di Gigi Di Biagio, che affronterà l’Argentina di Leo Messi all’Etihad Stadium di Manchester. L’appuntamento è alle 20:45 di stasera:

Italia (4-3-3): Buffon; Florenzi, Rugani, Bonucci, Spinazzola; Pellegrini, Jorginho, Verratti; Chiesa, Immobile, Insigne. Ct: Luigi Di Biagio

 

A Grandi Orecchie, Ep. 2: Conte a caccia dell’impresa

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"A grandi orecchie" ep.2

A Grandi Orecchie, Ep.2: la serie di ottavi di finale si chiude con quattro sfide molto interessanti. Tranne per Besiktas-Bayern, che sarà pura formalità, le altre gare di ritorno possono regalarci tante emozioni. Antonio Conte è a caccia di un’autentica impresa per passare il turno. Compito più semplice, sulla carta, per lo United di José Mourinho e Paul Pogba. Infine, un Roma-Shakhtar da cardiopalma a completare il programma del martedì.

Ritorna “A Grandi Orecchie” con l’episodio numero 2, dedicato alla seconda batteria di ottavi di finale di Champions League. Il campo ha ancora da esprimere tre importanti verdetti in questa due giorni. “Antipasto” del martedì ricco e gustoso con le squadre di casa favorite sia per la vittoria che per il passaggio turno. Il Manchester United ospita in casa il Siviglia di Vincenzo Montella, in una partita molto equilibrata all’andata ma che all’Old Trafford dovrà regalarci qualche emozione in più. La Roma ha una ghiotta occasione per centrare i tanto agognati quarti di finale che mancano ormai da 10 anni, dall’epoca Spalletti. Per battere gli ucraini servirà la notte perfetta ed una partita cinica e concreta come mai quest’anno.

“Portata principale” offerta dal ritorno del Camp Nou tra Barcellona e Chelsea. Dopo l’1-1 dell’andata, serve un miracolo ad Antonio Conte e ai Blues per centrare il colpaccio. Comunque, Messi è avvisato: non sarà di certo una passeggiata battere questo Chelsea. Besiktas-Bayern da “contorno”, inutile al fine della qualificazione. Buona occasione per fare turnover per i bavaresi di Jupp Heynckes, in vista dei prossimi impegni europei.

Dopo questa breve introduzione, passiamo all’analisi accurata di tutti i match in dettaglio.

A Grandi Orecchie, il programma di martedì 13 marzo

A Grandi Orecchie: Roma-Shakhtar Donetsk

Ottima occasione per l’Italia calcistica per ritornare prepotentemente presente tra le prime nazioni d’Europa in Champions League. Dalla lontana stagione 2006-2007 non abbiamo due rappresentanti nei quarti di finale (risultato angoscioso!). Questa potrebbe essere la più ghiotta opportunità per sfatare questo tabù. I giallorossi sono in un buon momento di campionato, dopo un piccolo black-out durato tre/quattro partite. Il 3-0 al Torino ne è una dimostrazione: la squadra capitolina ha le potenzialità offensive per far male. Eusebio Di Francesco punterà molto sul gioco sulle fasce, che all’andata ha messo in grande difficoltà gli ucraini.

4-2-3-1 standard per la Roma con il trio PerottiNainggolanUnder alle spalle dell’unica punta Dzeko. Fondamentali le sovrapposizioni dei terzini: le prestazioni di Florenzi e Kolarov sono vitali quest’oggi per centrare la qualificazione. Importante evitare svarioni offensivi compromettenti come quelli dell’andata, continuando a mantenere l’imbattibilità casalinga in Europa con 1 solo goal subito in 3 gare.

“Dobbiamo gestire le forze per 90 minuti. Vogliamo a tutti i costi questa qualificazione” : la grinta di Alessandro Florenzi nella conferenza stampa della vigilia

Shakhtar che, a sua volta, si presenta spavaldo in quel dell’Olimpico come da tradizione in Europa. La squadra di Fonseca è dedita al gioco offensivo e cercherà subito di imprimere pressione sulla difesa romanista. In dubbio Kryvstov in difesa, con Srna ancora out: potrebbero essere dei fattori importanti. Piena fiducia nell’attacco più brevilineo di questa CL: attenzione quindi a Taison e Bernard, che in contropiede possono essere letali. Arbitra Alberto Undiano Mallenco.

A Grandi Orecchie: Manchester United-Siviglia

Alexis Sanchez, arrivato a Gennaio dall’Arsenal, potrebbe essere l’uomo del match

Giorno della verità anche per la stagione di Mou e del suo United. Deluso dopo la gara di andata e lo scialbo 0-0, lo Special One è a caccia di reti e nuove convinzioni per proseguire il suo cammino in Champions. Buon periodo in Premier League per i Red Devils, con 4 vittorie consecutive. Non bisogna, però, sottovalutare questo Siviglia. La squadra di Montella, in lenta ascesa anche in Liga, ha dimostrato di essere ben messa tatticamente all’andata e di saper reggere lo scontro fisico con gli avversari. Sarà gara dura fino al fischio finale, con tanti cartellini: gli episodi potrebbero far saltare il banco.

Tanti indisponibili o giocatori in dubbio da entrambe le parti: Pogba, Herrera e Ibrahimovic per lo United, Jesus Navas e Carriço per i lusitani. Scelte obbligate, quindi, per i due allenatori. 4-3-3 per i padroni di casa, con Mata e Sanchez a supporto di Lukaku. Confermati lo scozzese McTominay a centrocampo e Young terzino sinistro, come all’andata in Spagna. 4-2-3-1 per Vincenzo Montella con una formazione nettamente a trazione anteriore. N’Zonzi unico schermo a centrocampo, con Banega che dovrà svariare a tutto campo per dettare i tempi della manovra. Poi, la corsa di Sarabia e Correa e i passaggi smarcanti di Vazquez al servizio di Luis Muriel, ex Sampdoria. Arbitra Danny Makkelie.

 

A Grandi Orecchie, il programma di mercoledì 14 marzo

A Grandi Orecchie: Barcellona-Chelsea

Conte ha promesso ai giornalisti battaglia e furore agonistico. La partita sicuramente più interessante di questa settimana di Champions e la più attesa. Londinesi che non hanno mantenuto le aspettative sperate ad inizio stagione: quinto posto in campionato, a 4 punti dalla zona Champions e lontanissimi dal Manchester City primo in solitaria. L’esito di questa annata dipenderà molto dalla partita di domani sera a Barcellona. Per questo, Conte punta forte sui fedelissimi: 3-4-2-1 con Christensen al posto di David Luiz infortunato. Moses e Marcos Alonso agiranno sulle fasce e il duo PedroWillian alle spalle di Hazard. A sorpresa, dovrebbe partire dalla panchina Alvaro Morata, che subentrerà però a partita in corso per apportare forze fresche in avanti.

Barcellona che sembra aver ritrovato un’ottima quadratura dopo il ritorno a pieno regime di Suarez e il contemporaneo arrivo di Coutinho. I catalani hanno la Liga in tasca, dopo aver vinto lo scontro diretto contro l’Atletico Madrid. Valverde e i suoi si possono dedicare esclusivamente alla pratica Champions, alquanto complicata quest’anno. In dubbio Iniesta e Sergi Roberto: per il resto 4-4-2 inedito per il Barça con Dembelé e Paulinho come esterni, che in fase offensiva dovrebbe allinearsi al più consueto 4-3-3. Solo quattro reti per Lionel Messi quest’anno in CL. Che possa essere la Pulce a sancire la qualificazione degli spagnoli? Sicuramente, gli episodi la faranno da padrone. Arbitra Damir Skomina.

A Grandi Orecchie: Besiktas-Bayern Monaco

Robert Lewandowski, di recente oltre quota 100 goal con la maglia del Bayern, dovrebbe partire dalla panchina.

Si gioca alle 18:00, in Turchia, l’ottavo di finale meno avvincente di tutti quelli analizzati in rassegna. Bayern Monaco in scioltezza ad Istanbul, con Heynckes deciso alcuni dei suoi più fidati condottieri. Lewandowski e Muller in panchina, al loro posto subentreranno Wagner e Ribèry. Alla fine dovrebbe invece partire titolare James Rodriguez, in dubbio alla vigilia. Ulreich sostituisce Neuer tra i pali.

Besiktas in campo per l’onore e per i tifosi, nello stadio di casa. I turchi proveranno a giocarsela fino alla fine, provando a chiudere imbattuti il cammino in Champions League. Osservato speciale Anderson Talisca, trequartista brasiliano appena convocato in nazionale per la seconda volta, che si gioca grandi chance per andare al Mondiale in Russia. In difesa, dovrebbe recuperare Pepe per sostituire lo squalificato Vida. Arbitra l’inglese Michael Oliver.

 

“Coeur de Lyon” ep.1, inizia il cammino finale verso Lione

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"En Couer de Lyon" ep.1

“Coeur de Lyon”, episodio 1: riprende il viaggio con le coppe europee. Seconda fermata costituita dall’Europa League, seconda per fama alla Champions ma non inferiore per spettacolo. Tanti nomi altisonanti tra le squadre che stanno per sfidarsi negli ottavi di finale: Milan, Arsenal, Atletico e Borussia Dortmund su tutte, ma occhio alle mine vaganti.

Dopo la due giorni di Champions League, il sipario europeo tarda a chiudersi: inizia il secondo e più entusiasmante atto. L’Europa League 2017/2018 sembra quanto mai incerta, all’insegna dell’equilibrio e del palmarès. Ebbene si, poiché le squadre ancora in lizza per la vittoria finale hanno vinto tanto anche nella manifestazione “regina”. Ben 9 Coppe dei Campioni in campo in questi ottavi di finale (7 Milan, 1 Marsiglia, 1 Borussia).

Difficile, però, tralasciare fuori dal discorso finale alcune squadre che hanno impressionato finora: su tutte, lo Zenit di Roberto Mancini e la Lazio di Simone Inzaghi. Due squadre che, a dispetto del minor blasone, hanno mostrato il miglior calcio della competizione finora, soprattutto a livello offensivo.

Un quadro assortito e delineato, che cercheremo nel primo episodio di “Coeur de Lyon”, rubrica dedicata alla Europa League che ci guiderà fino alla finale di Lione, una delle “roccaforti” della moderna UEFA.

“COEUR DE LYON”, LE PARTITE DELLE 19:00

Atlético Madrid (ESP) – Lokomotiv Mosca (RUS)

I Colchoneros del Cholo Simeone corrono per un solo obiettivo stagionale, dopo la sconfitta del Camp Nou contro il Barcellona. Sarebbe la terza EL/Coppa UEFA della sua storia in poco più di 7 anni, dopo le due colte nell’era Falcao. Tra tutte le contendenti, è sicuramente la più affamata di trofei, dopo le ultime due finali di Champions League perse a scapito dei “cugini” del Real Madrid. Squadra al completo per l’argentino, che si schiererà con il 4-4-2 europeo da battaglia. Griezmann e Diego Costa “punteri” offensivi, con Koke e Saul a rimorchio a centrocampo.

Avversaria dell’Atletico sarà la Lokomotiv Mosca, uscita meritatamente vittoriosa dopo il doppio confronto con il Nizza di Balotelli. Una squadra equilibrata, anch’essa molto pericolosa dalla cintola in sù. Tipico 4-3-3 da trasferta per Semin, che schiererà tutte le bocche da fuoco a disposizione per cercare almeno un goal. Sugli scudi il centrocampista portoghese Fernandes (6 goal in EL) e Jefferson Farfan, ala dai trascorsi importanti in Bundesliga con la maglia dello Schalke 04. La spregiudicatezza dei giovani fratelli Miranchuk, nuovi astri nascenti del calcio russo, può essere imprevedibile alle volte e potrebbe creare problemi alla difesa madrilena. Attenzione alla Lokomotiv, quindi, che sta vivendo una stagione quasi “immacolata”: porre esito scontato a questo ottavo di finale potrebbe rivelarsi un azzardo. Arbitra il danese Jakob Kehlet.

CSKA Mosca (RUS) – Lyon (FRA)

Due nobili decadute si affrontano in uno degli scontri più interessanti del tabellone. Il CSKA Mosca, a dire la verità, non ha sfigurato in Champions League, venendo eliminato solo alla ultima giornata per mano dello United di Mourinho. Russi al completo, con la sola defezione certa di Vasili Berezutski in difesa. In dubbio anche Schennikov a sinistra, nel pacchetto arretrato. Per il resto, conformazione di squadra confermata per l’Europa: 3-5-2 con Fernandes e Kuckaev che scaleranno dietro in fase difensiva, a mo di terzini. Attacco guidato dal capitano Dzagoev, che agirà dietro le punte non dando punti di riferimento alla difesa francese, e completato da Musa e Wernbloom.

Nabil Fekir è il simbolo di questo Lione. Il 24enne trequartista è il capocannoniere dei francesi con 19 goal in stagione.

 

Lione che deve affrontare una mezza emergenza in difesa: assente per infortunio Rafael, in dubbio Diakhaby. Cambio di modulo in vista per la squadra di Genesio, con un 4-2-3-1 con Fekir, Traoré e Aouar a ridosso di Mariano Diaz. Transalpini che non stanno disputando un’ottima Ligue 1 e che faranno di tutto per arrivare fino in fondo, nella finale di casa al Groupama Stadium. Arbitra Antonio Mateu Lahoz.

Borussia Dortmund (GER) – Salisburgo (AUT)

Dopo il passaggio del turno, sul filo di lana, ai danni dell’Atalanta delle meraviglie di Gasperini, il Borussia Dortmund ha trovato una pescata benevola dall’urna di Nyon. Sicuramente, i vice-campioni di Germania partono con i favori del pronostico. Ma la stagione in corso, tra addii illustri e risultanti altalenanti, stenta a decollare. Invischiato nella lotta al secondo posto in campionato, il Dortmund potrebbe concentrarsi pienamente sull’Europa League. Tante defezioni per l’austriaco Stoger: fuori o in dubbio Guerreiro, Durm, Kagawa e Rode. La maglia è “folta” però, allora 4-2-3-1 a trazione anteriore con Reus, Schurrle, Gotze e Batshuayi tutti in campo dal primo minuto. Monito importante per ribadire l’importanza della competizione, dato il fatto che il match contro un’austriaca è considerato come un derby.

Michi Batshuayi, erede di Aubameyang, si sta ben comportando con la maglia del Borussia. Per lui già 2 reti in 2 gare di EL.

Proprio per questo, motivazioni a mille in casa Salisburgo. Nonostante il pronostico sia indirizzato verso la sponda tedesca, gli austriaci vengono da 7 vittorie e 1 pareggio nelle ultime 8 partite ufficiali e hanno facilmente eliminato la Real Sociedad nello scorso turno. Tra l’altro, gli austriaci hanno vinto anche a San Sebastian! Quindi 4-4-2 speculare e atteggiamento abbastanza cauto per cercare di subire, il meno possibile, la furia offensiva dei tedeschi. Chiavi dell’attacco affidate a Munas Dabbur, bomber israeliano a quota 22 reti in stagione. Arbitra lo sloveno Slavko Vinčić.

Milan (ITA) – Arsenal (ENG)

Patrick Cutrone, 19 anni, è l’attaccante del futuro in casa Milan. Tuttavia, già nel presente risulta decisivo con 4 reti all’attivo in Europa League.

Sicuramente l’ottavo “clou” della competizione. Si sfidano due squadre dal grande blasone internazionale e due grandi favorite per la vittoria finale. Il Milan di Gattuso è una delle 5 squadre europee ancora imbattute nel 2018 e viene da 3 vittorie consecutive in campionato e dalla recentissima qualificazione alla finale di Coppa Italia. Tutti arruolabili per Ringhio, che ha dichiarato di volersi giocare la qualificazione alla prossima Champions su due fronti (EL e campionato), puntando decisamente alla finale di Lione.

Confermatissimo, quindi, il 4-3-3 con CalabriaBonucciRomagnoliRodriguez. Centrocampo a 3 con Kessiè, Biglia e BonaventuraSuso e Calhanoglu, che agiranno da mezze punte, in avanti al fianco del bomber di coppa Patrick Cutrone. Importante sarà la gara dei due esterni offensivi, che dovranno spaziare su tutto il campo per non dare riferimento e per mettere pressione alla traballante difesa di Wenger.

A San Siro, l’Arsenal di Arsene Wenger potrebbe trovare un’altro tracollo. Dopo la sconfitta in finale nella Carabao Cup, per mano del Manchester City, l’Arsenal non ha saputo reagire in campionato. Lontano dai posti Champions in Premier League, fuori dalla FA Cup e senza alcun trofeo in bacheca. Tutte le speranze dei Gunners sono quindi riversate proprio sull’ EL. Non sarà facile uscire imbattuti dalla trasferta milanese, ma i londinesi proveranno a dare del filo da torcere con un 3-5-2 “chiuso”. Welbeck e Iwobi punte d’appoggio, con Mkhitaryan e Ozil a giostrare palloni e a inventarsi dal nulla la giocata che potrebbe cambiare la gara. Out Lacazette e Cazorla, con Monreal che invece dovrebbe farcela all’ultimo respiro. Arbitra il francese Turpin.

 

“COEUR DE LYON”, LE PARTITE DELLE 19:00

Lazio (ITA)- Dinamo Kiev (UKR)

Ciro Immobile segna sempre: 32 goal per il miglior attaccante italiano in circolazione

La squadra di Simone Inzaghi, dopo aver completamente asfaltato la Steaua Bucarest, ha incrociato il cammino dei vicecampioni d’Ucraina della Dinamo Kiev. In campionato, i biancocelesti sono in lotta per la Champions League e, in campionato, hanno dimostrato di poter tenere testa alla Juventus, con un gioco molto pungente basato sul pressing e sul possesso palla. Stessa partita sarà impostata contro gli ucraini, per cercare di imprimere subito un marchio distinto alla gara. 3-4-1-1 per la Lazio con Marusic e Lukaku sulla fascia sinistra ed Felipe Anderson che agirà da trequartista, alle spalle di Immobile. Sfida tra grandi cannonieri, come lo stesso Immobile e Moraes della Dinamo, rispettivamente a quota 5 e 6 goal in EL.

Dinamo Kiev che, dopo aver eliminato l’AEK, non sta rendendo al massimo in campionato. Gioco abbastanza prevedibile quello degli ucraini, che fanno leva sulla fisicità e sulla buona riuscita dei calci piazzati, letali nella fase a gironi. 4-2-3-1 con Garmash e Shepelev in cabina di regia e con l’unica punta Moraes.

Unici precedenti tra le squadre nel lontano 1999, in CL, con due vittorie a favore della Lazio. Sembra essere un pronostico ben auspicante. Arbitra Ivan Kružliak.

Sporting Lisbona (POR) – Viktoria Plzeň (CZE)

Sfida inedita in campo europeo per due squadre che arrivano con due obiettivi opposti a tale atto. Lo Sporting Lisbona, dopo aver disputato un ottimo cammino in Champions League nel gruppo di Juventus e Barcellona, punta forte sull’EL. I portoghesi hanno subito una cocente sconfitta nel derby di alta quota con il Porto, in campionato, e vorranno sicuramente riscattarsi. I cechi, da poco tornati in campo dopo la pausa lunga del campionato ceco, hanno sorpreso contro il Partizan Belgrado e potrebbero regalare un risultato a sorpresa, magari già a partire dal match dell’andata.

Entrambe le squadre optano per un 4-2-3-1: in dubbio Doumbia per i lusitani, al suo posto pronto Acuna. Per il Plzen, occhio al bomber Krmencik, terminale offensivo di riferimento. Protagonista del match potrebbe essere una vecchia conoscenza del campionato italiano, Bruno Fernandes, trequartista ex Udinese e Sampdoria. Arbitra il bulgaro Aleksei Kulbakov.

RB Lipsia (GER) – Zenit (RUS)

Sfida molto intrigante tra due mine vaganti in chiave finale. Il Lipsia, già sorprendente in CL, si affida al fattore campo per cercare di mettere in difficoltà lo Zenit di Mancini. I tedeschi non sono in un ottimo stato di forma: non vincono, infatti, da quasi un mese. Sono stati però i giustizieri di un’altra nostra compagine, ovvero il Napoli di Maurizio Sarri. Attenzione, quindi, ai tedeschi che sembrano esaltarsi quando il pronostico non sorride nei loro confronti.

Lo Zenit San Pietroburgo di Roberto Mancini è il miglior attacco della manifestazione con 20 goal segnati in 8 partite.

Sembra aver trovato la quadratura in Europa, invece, Roberto Mancini. Il suo Zenit non eccelle in campionato, ma è squadra cinica e tosta da affrontare nel doppio confronto. Grande assente sarà Leandro Paredes, ex Roma. 4-4-2 per il Lipsia, 4-4-3 per lo Zenit. Partita ricchissima di giovani talenti: Sabitzer, Werner e Poulsen da una parte, Kokorin e Smolnikov dall’altra quelli che più potrebbero condizionare le sorti del confronto. Arbitra Ovidiu Haţegan.

Olympique Marsiglia (FRA) – Athletic Bilbao (ESP)

Aritz Aduriz, attaccante storico del Bilbao, è l’attuale capocannoniere della Europa League con 7 reti

Derby dei Pirenei fra i marsigliesi e i baschi. Il Marsiglia, da molto tempo assente ad alti livelli in Europa, cerca di confermare la notevole crescita evidenziata nel nuovo anno. I francesi sono imbattuti in casa dal 27 settembre scorso, quando furono sconfitti dal Rennes in campionato. Nelle ultime tre gare, lieve flessione per gli uomini di Rudi Garcia, con 1 punto in 3 gare. Terzo posto comunque consolidato in Ligue 1 e testa sgombra in vista dell’ottavo di finale. Al contrario, i baschi vivono una stagione di transizione. Molto lontani dalle zone europee in Liga, potrebbero puntare tutto sulla finale di Lione.

Grandi assenti del match due possibili marcatori come Mitroglou e Muniain, per infortuni di lunga data. Nonostante questo, vista la propensione alla rete delle due compagini, potrebbe rivelarsi partita spettacolare. Di fronte, due degli attacchi più forti della manifestazione: 4-2-3-1 per entrambe con nomi di eccellente fattura come Payet e Germain per l’OM e i soliti Aduriz e Raul Garcia per l’Athletic. Ci sarà da divertirsi. Arbitra Jorge Sousa.

“A grandi orecchie” ep.1, tutta l’attenzione sull’asse Parigi-Londra

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"A grandi orecchie" ep.1 Champions League

“A grandi orecchie” ep.1, comincia l’avventura di questa nuova rubrica, interamente dedicata alla Champions League. La stagione è ormai entrata del vivo: nel mirino il ritorno degli ottavi di finale. Fari puntati, questa settimana, su PSG-Real Madrid e Tottenham-Juventus.

Lo spettacolo della massima competizione europea per club è il protagonista di questa nuova rubrica, “A grandi orecchie”, interamente basata sulla CL. Quest’ultima è ormai entrata nella fase cruciale, ad eliminazione diretta, con inaspettate sorprese.

Un turno di andata degli ottavi di finale scoppiettante e ricco di goal (ben 27 con una media di 3 a partita). Tante certezze già acquisite: Man.City, Bayern e Liverpool devono solo scendere in campo per certificare il passaggio del turno rispettivamente contro Basilea, Besiktas e Porto. Italiane in un punto di non ritorno, costrette a vincere entrambe per continuare a sognare la finale di Kiev.

In questa “week 3” della fase ad eliminazione diretta scendono in campo 3 delle 5 inglesi ancora in gioco. Il programma è cosi suddiviso:

  • Stasera, ore 20:45 :  Liverpool-Porto e PSG-Real Madrid
  • Domani, ore 20:45 : Tottenham Hotspur-Juventus e Manchester City-Basilea

Proseguiamo con l’analisi dettagliata delle prime partite di ritorno degli ottavi di finale CL.

“A GRANDI ORECCHIE” EP.1, LE PARTITE DEL MARTEDI

 Liverpool-Porto

I “Red Devils” sono ancora imbattuti in Champions League. La squadra di Jurgen Klopp, passo dopo passo, continua a crescere soprattutto a livello difensivo. La solidità del reparto arretrato, composto da Lovren e Van Djik con Moreno e Arnold sulle fasce, in Europa, non è più una sorpresa. Dalla cintola in su, il Liverpool fa veramente paura. Manè e Salah scatenati nelle ultime gare e Firmino capocannoniere dei Reds con 7 reti. Insieme formano il tridente d’attacco più prolifico d’Europa con 19 reti in CL.

Il fenomenale tridente d’attacco del Liverpool: da sinistra, Momo Salah (6 reti), Roberto Firmino (7 reti), Sadio Mane (6 reti)

 

Il Porto, dal canto suo, si presenta ad “Anfield Road” fiducioso dopo la vittoria nel derby contro lo Sporting Lisbona, in Primeira Liga. Naturalmente, ribaltare l’esito della gara d’andata è impossibile; ma già uscire imbattuti da Liverpool sarebbe un risultato più che accettabile per gli uomini di Coicencao. I portoghesi dovrebbero schierarsi con la stessa formazione che ha abdicato all’andata al “Do Dragao”. Assente Marega per infortunio, in dubbio Alex Telles sulla fascia sinistra. Al suo posto, a centrocampo, Jose Corona nello speculare 4-2-3-1 degli andalusi.

Sarà partita aperta, nonostante ci sia poco da decidere a livello di passaggio del turno. Klopp non ci tiene a perdere l’imbattibilità europea in casa. Arbitra il tedesco Felix Zwayer.

PSG-Real Madrid

In Francia, credono nella vendetta dello scorso anno. La “remuntada” perfetta, per dimenticare la catastrofica partita di ritorno al “Camp Nou”, ovvero la notte del 6-1 del Barca all’ultimo respiro. I parigini non vivono un momento felicissimo, sia nello spogliatoio che in campo, nonostante l’ultima sconfitta risalga proprio alla partita d’andata al “Bernabeu”. Emery ha preparato una partita d’assalto fin da subito, con un asfissiante pressing alto a partire dall’area di rigore “blanca”. Vedremo se l’assenza di Neymar, infortunato al piede, sarà decisiva ai fini della qualificazione. Al posto del brasiliano, completerà il tridente Di Maria. In dubbio anche Mbappè, in ballottaggio con Draxler per una maglia da titolare. 4-3-3 completato dalla difesa composta da Dani Alves, Thiago Silva, Kimpembe e Kurzawa e centrocampo formato dai due italiani Verratti e Thiago Motta e da Adrien Rabiot.

CR7 è tornato a macinare goal: 12 reti nelle ultime 7 partite per il fenomeno portoghese

Zinedine Zidane sembra essere molto tranquillo, alla vigilia della partita dell’anno in casa Real. Difficile pensare ad un grande tracollo, soprattutto considerando la crescita dei “blancos” nelle ultime settimane. CR7 è tornato a colpire più forte che mai, con 12 reti in quest’inizio di 2018. 4-3-1-2 più abbottonato per Zidane, con Isco a ridosso delle due punte Ronaldo e Benzema. Dietro, unico dilemma sulla fascia sinistra tra Fernandez e Marcelo, uscito malconcio dall’ultima gara di Liga. In dubbio parte della mediana titolare, ovvero Modric e Kroos.

Il “big match” della settimana di Champions è pronto a regalarci emozioni a non finire.  Sarà partita maschia dal primo minuto, con ritmi indiavolati e possesso PSG, con il Real pronto a punire in ripartenza. Arbitra Felix Brych.

 

“A GRANDI ORECCHIE” EP.1, LE PARTITE DEL MERCOLEDI

Tottenham-Juventus 

Paulo Dybala, decisivo nell’ultima giornata di campionato contro la Lazio, dovrebbe partire titolare come falso “9”

Sarà difficile, ma non impossibile. La Juventus di Allegri può passare il turno contro il Tottenham di Harry Kane, nonostante il 2-2 dell’andata. Nei primi minuti della gara dello “Stadium” si sono viste tutte le lacune degli Spurs in difesa. Un buon pressing, anche non eccessivo, può mettere in difficoltà i difensori lenti e macchinosi come Verthongen o Davies. La Juventus dovrà sfruttare proprio il lato di Douglas Costa per cercare di pungere in campo aperto. 4-3-3, quindi, per i bianconeri: dubbio dell’ultimo minuto Mandzukic-Dybala. Si deciderà last-minute, con il “Pipita” pronto a subentrare a partita in corso.

Per passare il turno, la Juve dovrà disputare la partita perfetta con tutti i suoi effettivi. Dentro Chiellini, tenuto a riposo con la Lazio e Lichtsteiner con Benatia e Alex Sandro. Centrocampo blindato da Matuidi e Khedira, con Pjanic ad inventare. Per mettere in difficoltà gli inglesi, bisognerebbe cercare il goal già nel primo tempo: scoprendosi, il Tottenham diventa molto vulnerabile.

Tottenham in grande forma. Tra campionato e coppe, a “Wembley”, è imbattuto dal 27 ottobre scorso. Un fortino, praticamente, lo storico stadio della nazionale inglese. Pochettino ripartirà dall’11 che ha rimontato il doppio svantaggio a Torino. Unica indecisione per l’allenatore argentino, il ruolo di terzino sinistro: Aurier potrebbe lasciare spazio a Trippier. Per il resto tutto confermato, con Lamela che dovrebbe lasciare il posto a Son in un equilibrato 4-2-3-1, con unico terminale Kane. La pressione non sembra sopraffare gli Spurs che, anzi, sono decisi a chiudere la pratica già prima del 60esimo.

Gli episodi decideranno l’esito di questo ottavo di finale. D’altronde, anche la partita di andata ha avuto questo stesso andamento (rigore del 3-1 sbagliato da Higuain). Arbitra il polacco Szymon Marciniak.

Man.City-Basilea

Passeggiata di salute per il City di Guardiola davanti al suo pubblico. Ampio turnover già prefissato dall’allenatore ispanico, con Bernando Silva e Gundogan che partiranno titolari. Testa proiettata al prossimo turno, senza però abbassare troppo la guardia. In difesa, rientra Danilo in CL al posto di Walker.

Dopo lo 0-4 dell’andata, il Basilea cerca di chiudere dignitosamente la sua campagna europea 2017-2018. Confermata, in blocco, la stessa squadra della gara di due settimane fa in Svizzera. Il giovane Oberlin, 20enne attaccante degli elvetici, cercherà di rimpinguare il suo bottino all’esordio in Champions (per ora 4 reti).

Partita che si preannuncia ricca di goal, come quella d’andata. Chissà che Guardiola non sperimenti nuove formule tattiche in vista dei quarti. Arbitra Pavel Královec.

 

 

25 giornata di Serie A: non cambia nulla in vetta, volano le romane, speranza Benevento?

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25 giornata serie A

Al termine della 25 giornata di Serie A non cambia nulla in vetta (vincono Juventus e Napoli), successo anche per le romane in zona Champions (l’Inter invece cade a Genova) e in coda pesantissima vittoria del Benevento sul Crotone che potrebbe riaprire una minima speranza salvezza. Ma andiamo con ordine.

Napoli e Juventus continuano il loro duello a distanza. Allegri (dopo lo sfogo in conferenza post-Champions League),  ribalta la formazione in vista del derby (anticipo domenicale delle 12.30) e propone Alex Sandro nel tridente offensivo: è proprio il brasiliano che, al 33′ minuto, raccoglie un tiro-cross di Bernardeschi regalando una vittoria di vitale importanza nel derby di Torino.

Alle 15.00 risponde il Napoli: Allan regala i tre punti alla squadra di Sarri. I partenopei conquistano la vittoria con il minimo sforzo riprendendosi di fatto il primo posto in classifica (+1 sulla Juventus).

In zona Champions League apre la Roma (in campo sabato alle ore 15.00) in casa dell’Udinese: Under e Perotti regalano il terzo posto alla squadra di Di Francesco. L’Inter, chiamata a rispondere ai giallorossi, cade in casa del Genoa: apre un autogol sciagurato di Ranocchia (“colpito” dal rinvio di Skriniar) e la chiude Goran Pandev al 59′ (ennesimo gol ad una sua ex squadra). Per gli uomini di Spaletti è la terza sconfitta in campionato, che rischia di pregiudicare il cammino verso l’Europa “che conta”. Risponde anche la Lazio (impegnata nel posticipo contro il Verona) grazie ad una doppietta di Ciro Immobile, che fa tornare il sorriso dalle parti di Formello, dopo le recenti sconfitte.

25 giornata serie A: la lotta Champions è apertissima

Roma 50, Lazio 49, Inter 48.

Anche l’Europa League è avvincente: lo scontro diretto tra Milan (settimo posto in classifica) e Sampdoria (sesta forza del campionato), se lo aggiudicano i rossoneri grazie a Giacomo Bonaventura. Meriti a Gennaro Gattuso che ha (ri)compattato l’ambiente, risanando una squadra che sembrava aver perso certezze già nel girone di andata.

In coda la sorpresa di giornata è il Benevento: vittoria per 3-2 sul Crotone (rivitalizzato dalla cura Zenga) al termine di una partita bellissima, grazie al gol di Cheick Diabate al minuto 89′. Ora i campani sono a -11 dalla salvezza (ultimo posto “salvezza” occupato proprio dal Crotone) e chissà che il tecnico De Zerbi non abbia trovato qualche speranza in più.

Ora la zona retrocessione recita: Spal 17, Verona 16, Benevento 10.

Le altre partite. 1-1 tra Atalanta e Fiorentina (reti di Badelj e Petagna). Cade il Sassuolo (2-1 sul campo del Bologna, grazie alla punizione di Pulgar); vince il Chievo sul Cagliari (reti di Giaccherini ed Inglese per i clivensi, Pavoletti per i rossoblu).

TOP, IN e OUT della 25 giornata serie A

TOP: Juventus (vittoria pesantissima in casa del Torino)

IN: Benevento (successo di vitale importanza per credere ancora nel miracolo salvezza)

OUT: Inter (fatica tantissimo ad uscire dalla crisi di risultati e di gioco): sarà la mentalità “fragile” che lamenta Spalletti?

25 giornata serie A
25 giornata serie A

 

 

Outsiders ep.2, la locomotiva russa che sogna in grande

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Outsiders ep.2

Nella Russia dei milioni e dei petroldollari, per ora, trionfa la dedizione e la “filosofia” del lavoro della Lokomotiv Mosca. La terza squadra di Mosca per palmares, è prima solitaria nella Premier Division Russia e stupisce in Europa League. Meriti? Tanti, ma soprattutto uno, anzì un nome: l’allenatore Yuri Semin.

Il derby più sentito è quello con il CSKA Mosca, la grande rivale di sempre della Lokomotiv.

Nel secondo episodio di “Outsiders” andremo a conoscere meglio una delle sorprese “meno elogiate” d’Europa, nella stagione corrente. Una squadra che, nonostante gli sfavori del pronostico e un mercato di medio spessore, sta macinando vittorie e risultante anche in Europa. Stiamo parlando della Lokomotiv Mosca di Yuri Semin.

OUTSIDERS ep.2, LOKOMOTIV MOSCA: LA STORIA DEL CLUB 

La Lokomotiv Mosca fu fondata nel 1922 e rappresentava l’unione dei migliori calciatori tra i KOR dell’ex-URSS (associazioni di lavoratori ferroviari). Nel periodo “sovietico” la storia della Lokomotiv stentò a decollare. Arrivarono solo due trofei, ovvero la doppietta di Coppe dell’Unione Sovietica a cavallo dell’inizio e del decennio post Seconda guerra mondiale. La fama della squadra di Mosca non era invidiabile, anzì: la caratteristica principale era l’uniforme verde-rossa, che tutt’ora sono i colori sociali del club.

La svolta arrivò dopo la caduta dell’URSS. La Lokomotiv, da allora, ha sempre partecipato alla Premier Division Russa ed ha conquistato 2 Campionati Russi (2002, 2004) e 6 volte la Coppa di Russia (1995-1996, 1996-1997, 1999-2000, 2000-2001, 2006-2007, 2014-2015, 2016-2017) e 2 Supercoppe di Russia (2003, 2005). I notevoli progressi sul campo coincidono con la costruzione del nuovo stadio “Lokomotiv”, oggi “RZD Arena”, che è la nuova casa della Lokomotiv dal 2002.

La RZD Arena, ex “Lokomotiv Stadium”, alla nuova inaugurazione nel dicembre 2017.
Yuri Semin, il profete ed attuale allenatore della Lokomotiv Mosca. E’ l’allenatore più vincente nella storia del club.

L’esplosione e l’ascesa dei “ferrovieri” di Russia fu determinata dall’avvento di uno dei profeti del calcio russo del dopo URSS: Yuri Semin. L’allenatore russo, che poco aveva saputo vincere da giocatore, creò una squadra quasi imbattibile in quegli anni, capitanata dalle figure di Dmitrij Los’kov e di Vladimir Maminov (recordmen di presenze del club con 421 e 401 apparizioni). In quegli anni, la Lokomotiv Mosca si affacciò per le prime volte in Europa con plurime apparizioni sia in Champions League che in Coppa Uefa (attuale Europa League).

 

OUTSIDERS  ep.2, LOKOMOTIV MOSCA: LA TERZA “ERA” SEMIN 

Dopo quasi 15 anni di vittorie e di gloria in patria, la Lokomotiv sembra patire i conti con la fortuna. Tutti gli artefici del trionfale cammino verso la storia del club abbandonano: prima Semin, poi Maminov e Los’kov. Arrivano anni bui per il club rosso-verde, che coincidono con qualche problema anche a livello societario. La squadra perde notevolmente smalto e fa registrare i risultati peggiori della sua storia recente (post URSS). Semin, dopo una breve apparizione sulla panchina della nazionale Russa, torna nella stagione 2009-2010 ma abbandona dopo appena metà stagione visti gli scarsi risultati.

La svolta arriva nel 2014. La proprietà si stabilizza e torna ad investire con regolarità sul mercato e sul settore giovanile. Alcune delle pedine dell’attuale Lokomotiv, come Manuel Fernandes, sia accasano a Mosca già in quell’anno. Arriva la quinta vittoria in Coppia di Russia che sembra smuovere l’ambiente: la Lokomotiv torna in EL, con prestazioni poco soddisfacenti.

Manuel Fernandes, 32 anni, centrocampista offensivo e centrale. Alla Lokomotiv Mosca dal 2014.

La rinascita vera e propria della Lokomotiv Mosca si registra con il terzo ritorno di Semin nel 2016. Lo storico condottiero, partendo dal suo 4-5-1 di base, opera la commistione perfetta tra veterani e giovani in un 4-2-3-1 più adatto al calcio moderno e più dinamico. Ecco la chiave e la caratteristica della Lokomotiv dei “miracoli”.

OUTSIDERS ep.2, LOKOMOTIV MOSCA: NUMERI, STATISTICHE E PROTAGONISTI DI QUESTA STAGIONE

La prima parte di questa stagione è la giusta consacrazione di un gruppo ormai maturo e pronto per vincere, nonchè il culmine del progetto di programmazione iniziato nel 2014 dalla società russa. La campagna acquisti di questa stagione non ha fatto altro che puntellare un gruppo già compatto al servizio di Semin: Kirkvelia e Rybus su tutti, con la lieta scoperta di Anton Miranchuk (dal settore giovanile).

I due fratelli Miranchuk, Anton(21) e Aleksey(22), sono diventati due punti fermi nella Lokomotiv di Semin. Grande tecnica e dribbling per i due fantasisti, che si giocano una inaspettata convocazione ai Mondiali di Russia 2018.

Proprio i fratelli Miranchuk sembrano essere i gioielli più preziosi dell’attuale rosa rosso-verde e dell’intero movimento calcistico della “madrepatria”. Due prospetti di sicuro avvenire, ma che già stanno dimostrando ottime qualità: in particolare Aleksey Miranchuk, con 7 reti e 5 assist in stagione, è in lizza per un posto ai Mondiali 2018 con la Russia padrona di casa. I due giovani sorprendono, soprattutto in EL, dove sono due dei migliori giocatori della Lokomotiv.

Squadra molto duttile e adattabile a qualsiasi impianto tattico. Il 4-2-3-1 di Semin, a ranghi completi, è il seguente: si parte con Guilherme tra i pali, difesa a 4 con Ignatjev, Kirkvelia, Pejcinovic e Lysov. La mediana è composta da Manuel Fernandes e Igor Denisov e costituisce il fulcro di questa squadra. I 3 fantasisti che spaziano dietro l’unica punta Eder o Ari, sono Aleksey Miranchuk, Jefferson Farfan ed Anton Miranchuk.

Jefferson Farfan (32 anni), capocannoniere della Lokomotiv in Premier Division Russa con 8 marcature.

Le caratteristiche principali della squadra moscovita sono la finalizzazione delle azioni da goal e l’attacco da destra, sfruttando la velocità di Farfan e la sua vena realizzativa e dimostrandosi una squadra molto cinica. La difesa, finora, sta funzionando benissimo con un super Kirkvelia che dimostra di essere un ottimo centrale su cui affidarsi. E poi, punto di forza estremamente importante è il carisma di questo gruppo. La cattiveria e la voglia di non arrendersi mai, come a Nizza pochi giorni fa: da 2-0 a 2-3 fuori casa nel secondo tempo.

Mattatore di questa stagione, il portoghese 32enne Manuel Fernandes con 12 reti in questa stagione, autore della tripletta decisiva a Nizza. Il centrocampista offensivo, utilizzato da Semin anche come trequartista, vuole a tutti i costi il mondiale “casalingo”, alla sua ultima occasione in carriera.

Il calcio di punizione del 2-2 di Manuel Fernandes contro il Nizza, match valido per l’andata dei sedicesimi di finale di Europa League.

 OUTSIDERS ep.2, LOKOMOTIV MOSCA: LE PROSPETTIVE PER IL FINALE DI STAGIONE

Se mantenesse questo livello di gioco e questa compattezza, la Lokomotiv ritornerebbe campione di Russia. Per l’EL il discorso è differente: sicuramente, la pausa del campionato russo, influirà sulla condizione fisica dei giocatori. Però, il fatto di giocare pochi incontri ravvicinati potrebbe risultare anche un notevole vantaggio in termini di stanchezza e tenuta fisica. Naturalmente, in un eventuale scontro con le favorite del torneo come Arsenal o Atl.Madrid, i “ferrovieri” partirebbero notevolmente sfavoriti. Analizzando, tuttavia, la stagione della Lokomotiv, nessuno avrebbe mai pronosticato una situazione del genere dopo 20 match di campionato e la fase a gironi di Europa League. Una cosa è certa: mai dare per finiti i “ferrovieri”, la “locomotiva russa” corre sempre veloce e non molla un centimetro!

Pierluigi Ninni

Il Tottenham dell’alchimista Pochettino

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Mauricio Pochettino, tecnico del Tottenham

L’alchimista era colui che frugava nello scibile umano alla ricerca di materiale utile a plasmare il suo pensiero,  ad ampliare la propria conoscenza a livelli infinitesimali. Chimica, medicina, fisica: l’alchimista attingeva da svariate discipline e mischiava tutto, imboccando quella che, secondo lui, era la strada giusta per raggiungere determinati obbiettivi. L’alchimista aveva uno spirito forte e deciso, uno studioso attento e minuzioso che teneva vivo un processo esoterico. Mauricio Pochettino lo potremmo definire come un’alchimista. Magari non vorrà raggiungere l’onniscienza od ottenere la pietra filosofale; ma, attraverso un accurato lavoro tecnico/tattico che ha visto la fusione di diversi elementi ed indicazioni, ha intenzione di agguantare risultati sempre più significativi col suo Tottenham.

Nativo di Murphy, l’argentino opera a Londra dal 2014, dopo l’esperienza col Southampton. Un quinto posto nella stagione del debutto, prima della lotta a due per il titolo contro il Leicester dei miracoli e il testa a testa col Chelsea di Antonio Conte: un cammino in crescendo, che ha visto una squadra trasformarsi negli uomini e nel gioco. Il Tottenham è una realtà eclettica, una squadra che pratica un pensiero calcistico propositivo e armonico. Un mix insomma, come quello dei vecchi alchimisti.

Il modulo con cui gli Spurs scendono solitamente in campo è il 4-2-3-1, archiviato qualche volta per dare spazio al 3-4-2-1.  Lo scopo è tenere il pallone e creare ampiezza, coi giocatori che cambiano continuamente la loro posizione: i due centrali restano a fare la guardia, i terzini arretrano sulla linea mediana mentre uno dei centrocampisti va a dar manforte ai trequartisti. Proprio loro sono le chiavi dello sviluppo della manovra offensiva inglese, delle marce che consentono repentine accelerazioni e garantiscono fluidità. Son Heung-Min, Christian Eriksen e Dele Alli, i tre titolari in quel ruolo, accentrano il loro raggio d’azione o lo dilatano a seconda della zona in cui si sviluppa l’azione. Nel primo caso, vengono tentati gli uno contro uno o si prediligono gli scambi veloci nello stretto utili per tentare il tiro da fuori; nel secondo si preferiscono le triangolazioni con il terzino che, sfruttando gli spazi, va in sovrapposizione per crossare: ciò permette agli incursori di infilarsi nei varchi della difesa avversaria e colpire. La densità in area è abbastanza frequente, data la mole di gioco creata sulle fasce (di media sono quasi 9 le conclusioni in quella porzione di campo).

Il Tottenham ricorre a spesso ai passaggi filtranti in modo da arrivare rapidamente in porta. Dalle retrovie spesso parte una verticalizzazione verso il trequartista centrale (Alli ne veste i panni stabilmente) che aspetta solo che uno dei compagni attacchi la profondità. L’assist vincente è così servito. Proprio l’eclettico giocatore inglese è abile nel saper muoversi tra le linee e di prendere la decisione giusta (se non passa la palla fa da se, e con buoni risultati).  Eriksen in tale frangente ha funzioni ancora più importanti: il danese possiede un gran senso della posizione in fase di ricezione, grazie alla quale svaria sul fronte e distribuisce correttamente palloni puliti. Lui è il cervello che ricama gioco a ritmo costante. La verticalità decantata da Pochettino si nota anche in fase di contropiede, dove si tende a ragionare. Infatti, la palla viene spedita centralmente al giocatore smarcato, mentre tutti gli altri tagliano senza una precisa posizione al fine di non dare punti di riferimento.

In fase di copertura la squadra attua un pressing alto ed asfissiante, atto a coprire le linee di passaggio e a costringere l’avversario a perdere il possesso o a lanciare in avanti. La squadra si schiera con una sorta di 4-4-2 dove i giocatori riducono le distanze tra loro aggredendo il portatore: la compattezza e le maglie difensive strette consentono gli intercetti e le conseguenti e fulminanti ripartenze. Talvolta però si generano dei buchi a causa dei tempi d’aiuto non perfetti, esponendo così la difesa ad attacchi veloci e potenzialmente letali; non essendoci protezione la retroguardia, robusta ed arcigna ma allo stesso tempo lenta e macchinosa, va in affanno. Emerge così una organizzazione poco oculata in ottica transizione difensiva.

L’uomo del momento in casa Tottenham è certamente Harry Kane,  punta dal prestante fisico e dalla tecnica sopraffina. Il classe 1993 è un vero e proprio rapace che si avventa su ogni pallone che gli viene servito scaraventandolo di testa o con tiri violenti: da bravo terminale offensivo ha il compito di concretizzare il lavoro del’intero team, anche se è lui stesso a dare verve al possesso grazie alle sue sponde precise e i tocchi di prima.
Si sacrifica in fase di pressing e si diverte a ripiegare quando ci sono difficoltà. Un attaccante praticamente completo, ormai quasi del tutto maturato dopo una crescita esponenziale condita da ben 94 reti nelle ultime tre stagioni. Kane deve essere guardato a vista altrimenti non perdona. E il Real Madrid (e non solo?) a quanto pare ci sta facendo un pensierino

L’alchimista Pochettino ha messo insieme gli ingredienti e ha trovato la formula giusta,  quella che può permettere al Tottenham di essere una entità solida del calcio europeo. Probabilmente il momento del salto di qualità è giunto: presto si scoprirà se manca qualcosina.

Napoli – Lazio ai raggi x: 45’ minuti di equilibrio e poi…monologo partenopeo

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La sfida di sabato sera vedeva di fronte le due squadre che, sino a questo momento, hanno offerto il miglior calcio della Serie A. Mentre il Napoli arrivava dalla vittoria nel derby contro il Benevento, i biancocelesti dovevano cancellare la brutta sconfitta interna contro il Genoa.

Il Napoli, privo di Albiol, Chiriches e Ghoulam, si schiera con il consueto 4-3-3, mentre la Lazio con il 3-5-1-1.

La squadra di Inzaghi parte fortissimo: 3’ minuto cross di Ciro Immobile e “zampata” di De Vrij (in realtà l’olandese sfiora la sfera) e 1-0 al S.Paolo. Nel primo tempo Parolo e compagni concedono poco alla squadra di Sarri (grazie anche e soprattutto ad un Sergej Milinkovic-Savic strepitoso), creando non pochi problemi alla porta di Reina. Sul finire dellla prima frazione però disattenzione difensiva della squadra di Inzaghi: lancio millimetrico di Jorginho per Callejon che si ritrova davanti a Strakosha e lo punisce: 1-1. Nel secondo tempo la Lazio rimane negli spogliatoi ed inizia un monologo partenopeo: autorete di Wallace (ennesimo errore difensivo stagionale), gol di Mario Rui (decisiva la deviazione di Zielinski) ed infine rete di Mertens dopo un’azione spettacolare.

Senza nulla togliere ai meriti del Napoli, la Lazio sembra aver perso ormai da alcune partite, le certezze di inizio stagione. Inzaghi dovrà riflettere sia sulla stanchezza psico-fisica (inevitabile visti i numerosi impegni) di questa squadra, sia sulla fragilità difensiva delle ultime gare (la Lazio è la squadra tra le prime cinque che subisce più reti), ma c’è bisogno di ripartire ed già giovedì, per continuare a sperare e sognare un posto nella “nobile” Europa.

napoli lazio formazioni

 

 

Outsiders ep.1, Burnley FC: gli operai instancabili

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Outsiders ep.1

 Outsiders ep.1, la rubrica che analizza nel dettaglio le squadre “sorpresa” d’Europa. Oggi descriveremo la favola del Burnley, in Premier League. Storia gloriosa per il club del Lancashire, intervallata da lunghi periodi di crisi, che sta vivendo una vera e propria favola…

Non potevamo che iniziare con il nuovo “miracolo” targato Premier League questa nuova rubrica, dedicata alle squadre che ribaltano il pronostico e vanno oltre ogni tipo di aspettativa. L’episodio 1 di “Outsider” è quindi dedicato ad uno dei club più longevi d’Europa: il Burnley di Sean Dyche. I Clarets, soprannome della squadra dal 1910, sono quinti nella Premier League dei colossi di Manchester e Londra, degli sceicchi e dei patron dal grande portafoglio come Abramovich e Werner. Ad un punto dalla Champions, stare con i piedi per terra è quasi impossibile per una realtà come questa. Ma c’è più di un motivo per credere nell’impresa…

Una squadra priva di “top players”, ormai noti al gergo comune come i trascinatori di un club, ma non per questo priva di una propria identità. La caratteristica di questo Burnley è la coesione, la compattezza sia a livello mentale che fisico. Piedi per terra e pedalare come ragione di vita e motto da rispettare: su questo, la storia di Burnley nel suo complesso insegna e non poco.

 OUTSIDERS EP.1, BURNLEY: LA STORIA DEL CLUB

Parte da molto lontano la storia dei Clarets. Il club nasce nel 1882 ed è uno dei team fondatori della “First Division”, la prima serie inglese di calcio, ovvero il primo campionato nazionale d’Europa. Nel 1914 vince la FA Cup e nella stagione 1920-1921 si aggiudica la First Division, dopo esser retrocessa pochi anni prima.

"Outsiders" ep.1
Il “Turf Moor Stadium”, stadio del Burnley, è una delle strutture storiche del calcio inglese con quasi 140 anni di attività.

Dopo, il vuoto.. Il dopoguerra porta non solo al fallimento del club, ma anche allo spopolamento della città, che si trasforma pian piano in una “città dormitorio” (ovvero dove gli operai riposavano ed allogiavano, andando però a lavorare a Manchetser, distante solo 30 km ad est). La squadra, nonostante numerosi anni in in Second Division, riesce a riconquistare un posto tra le grandi d’Inghilterra. Nel 1960, dopo anni di piazzamenti, vince il suo primo e unico scudetto, subito seguito dal “Charity Shield” Trophy (la Supercoppa inglese) nella stagione successiva.

In seguito, tanti anni di ripetuti alti e bassi, con in mezzo una seconda Supercoppa di Lega nella stagione 1973-1974. Da lì, il blackout. Nessuna apparizione in Premier fino alla promozione del 2009, con la vittoria nel play-off di Wembley contro lo Sheffield United. Per il resto, nulla è cambiato a Burnley dopo il 1960.. Nonostante questo, il Burnley è noto alle cronache anche per i suoi rumorosissimi tifosi: la “Suicide Squad” dei Clarets è una delle tifoserie più accese d’oltremanica, con un passato da cruenti “hooligans”. Ma, dalla stagione 2012-2013, qualcuno sembra aver infervorato il cuore e lo spirito dei tifosi e della città intera..

I tifosi Clarets esultanti dopo il gol vittoria di Vokes a Southampton

OUTSIDERS EP.1, BURNLEY: LA “MANO” SAPIENTE DI DYCHE

Nell’ottobre 2012, dopo una partenza affannosa in Championship, alla guida del Burnley arriva Sean Dyche. Mediocre carriera da calciatore per lui, con alcune apparizioni in Serie B inglese con il Milwall ed una storica semifinale di FA Cup con il Chesterfield.

In pochi anni, Dyche è riuscito a evolvere e sviluppare una efficace trama di gioco, incentrata sul pressing a tutto campo e sulla solidità difensiva. I Clarets, con Dyche in panchina, guadagna per due volte la promozione in Premier, riuscendo a vincere anche la Championship nel 2015-2016. Il Burnley dei miracoli di quest’inizio di stagione, quindi, è una visione ad ampio raggio del manager di Kettering. Pochi investimenti sul mercato, sempre finanziati dalle uscite, e tanto lavoro per cementare il gruppo. Un’esempio è la presenza di due veterani del Burnley come , nell’ 11 titolare che ha sconfitto, tra l’altro, il Chelsea di mr. Conte.

Il manager del Burnley Sean Dyche, uno degli artefici del miracoloso inizio di stagione

OUTSIDERS EP.1, BURNLEY: LA FORMAZIONE CLARETS

Quest’anno la cessione ingente di Michael Keane all’Everton, ha permesso di risanare le casse del club. Ma il mercato dei Clarets non è minimamente paragonabile alle squadre che lottano per l’Europa: il budget del club non supera mai i 15-20mil di sterline a stagione, contro i 150-200mil delle squadre da alta classifica. Inoltre, tale trattativa ha permesso di acquistare l’attuale capocannoniere del club del Lancashire: ovvero Chris Wood. Egli è il bomber del Burnley con 4 reti, ma è molto utile alla squadra soprattutto per il lavoro di copertura dietro la linea della palla. Infatti, come abbiamo detto in precedenza, le caratteristiche di questo Burnley sono: la pressione alta sul portatore di palla, la difesa a 4 e la copertura con 10 uomini dietro la linea del pallone.

Lo abbiamo potuto notare contro il Chelsea di Conte e contro il City di Guardiola, pressato sin dall’alba del match con una spinta aggressiva e costante di tutta la squadra dei Clarets. Una difesa operaia, a cui contribuiscono anche i centrocampisti esterni come Brady e Gudmundsson: la migliore in PL con le due squadre di Manchester, ma con il record di “clean-sheets” con 9 apparizioni senza subire reti.

Il trionfo della squadra, nella sua massima espressione. Il Burnley in campo è un corpo unico, le cui parti si muovono all’unisono. Squadra compatta e spazi minimi tra i reparti. La difesa a 4 è l’emblema principale, con Nick Pope tra i pali. I due veterani Mee e Tarkowscki, autori della cavalcata in Championship, sono il muro inamovibile da cui parte Dyche. Terzino sinistro Ward, con a destra un balottaggio continuo tra Bardsley e Lowton. A centrocampo il discorso è variabile, a seconda dell’avversario. Di solito, il modulo di Dyche prevede 5 centrocampisti: lavoro eccezionale viene svolto dai due mediani di contenimento e metodisti, ovvero Defour e Cork. Il belga è il giocatore più esperto dei Clarets, visto il suo palmares e le sue esperienze internazionali; Cork è l’acquisto della campagna estiva per 10mil di sterline dallo Swansea.

Chi deve concludere la manovra è il bomber Wood, assecondato dai tre trequartisti (nel caso di 4-2-3-1) rispondenti ai nomi di Gudmunnson, Brady e Hendrick. Tanta quantità e corsa, oltre alla qualità degli assist, in particolare dell’islandese già protagonista ad Euro 2016 con la sua nazionale. Essenziale, finora, anche l’apporto della panchina: “capitan” Arfield è essenziale nel rimpiazzare i mediani nel mezzo, Vokes è un killer da inserire al tramonto della gara, quando inizia a subentrare la stanchezza.

Insomma, una squadra di grandi combattenti e battaglieri che difende in 11 ed attacca con una velocità impressionante in ripartenza. Sembra di vedere il Leicester di Ranieri, a sprazzi e con un pò meno qualità. I due prossimi match di Premier, contro Tottenham e Man.Utd, ci diranno molto sul sogno dei Clarets. Noi preghiamo per un’altra favola all’inglese, come due anni fa. Perchè non sono sempre i petrol-dollari che portano al successo e alla ribalta..

Pierluigi Ninni

Lazio – Fiorentina ai raggi x: VAReggio allo scadere

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Lazio-Torino streaming parolo

Partita ricca di polemiche quella dell’Olimpico, con la squadra di Inzaghi in vantaggio fino al 90’ inoltrato, fino a quando l’arbitro Massa decide di assegnare (con l’ausilio determinante del Var) il calcio di rigore alla Viola per un (presunto) intervento di Felipe Caicedo ai danni di Pezzella. La domanda è: quando e come applicare il Var? Soprattutto in virtù del fatto che durante la partita non è stato segnalato, un (presunto) rigore ai danni di Marco Parolo. È bene dunque chiedersi fino a che punto può spingersi la discrezionalità del direttore di gara e quando, o meglio, in che misura il Var è tenuto ad intervenire. Delle due l’una: o si sottopongono al Var tutti i contatti meritevoli di essere “puniti con il calcio di rigore (ovviamente sfuggiti all’arbitro) oppure accettare scelte con un margine di discrezionalità assoluto (emblematico anche il contatto tra Skriniar e Perotti in Roma -Inter!).

Premesso ciò non è stata la solita Lazio: lenta nella manovra, a tratti prevedibile e spesso leziosa. La Fiorentina ha meritato il pari, creando densità a centrocampo e giocando di ripartenza. La squadra di Inzaghi appare stanca (Parolo e Milinkovic, proiettati in fase offensiva, spesso hanno costretto Lucas Leiva agli straordinari) e poco cinica.

È pur vero che con le assenze di Wallace, Felipe Anderson e Di Gennaro, le alternative da utilizzare in corso gara sono sempre meno, ma a prescindere da ciò domenica sera a Genova servirà l’ennesima grande prestazione per avvicinarsi di più all’Europa che conta.

SS Lazio v SSC Napoli - Serie A

Roma – Lazio ai raggi x: ma è veramente tutta colpa di Bastos?

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Lazio-Roma Streaming

La sconfitta nel derby toglie qualche certezza agli uomini di Simone Inzaghi, ma di certo non cambia il percorso straordinario intrapreso sino ad oggi dalla Lazio.

Gli errori individuali di Bastos rimangono fuori discussione, ma c’è dell’altro. I big sono apparsi stanchi: Luis Alberto e Milinkovic Savic, imprescindibili per il gioco dei biancocelesti, hanno subito l’emozione e la stanchezza degli impegni in nazionale, stesso discorso per Parolo ed Immobile (peraltro affaticato già contro la Svezia e in dubbio fino alla rifinitura).

La chiave della sconfitta della Lazio

La chiave della partita però è un’altra. Eusebio Di Francesco è stato abile e scaltro nel preparare la partita in modo che il gioco si incentrasse principalmente sulla corsia di sinistra. Kolarov, Perotti ed uno tra Strootman e Nainggolan, infatti, creavano sempre superiorità numerica dalla parte di Bastos, di Adam Marusic (quasi sempre fuori posizione in fase difensiva) e dello stesso Parolo, costretto a ripiegare per coprire i mancati raddoppi del compagno montenegrino.

Ed ecco che, intorno al 48esimo minuto di gioco arriva l’errore: ennesima discesa, stavolta interna, di Kolarov e Bastos (ancora una volta solo contro tre giocatori romanisti) commette fallo (evitabile) sul terzino giallorosso.

Al 53esimo, Bastos si avventura in un dribbling (ingiustificabile in quella zona di campo e soprattutto in quel momento delicato della gara) e perde palla sulla pressione della Roma, palla a Nainggolan che da fuori firma il 2-0. Ancora una volta, al di là dell’ingenuità dell’angolano, non aveva un compagno vicino per poter scaricare la palla e ripartire.

Roma-Lazio

Allora la domanda sorge spontanea, alla fine del primo tempo non sarebbe stato logico il cambio Basta – Marusic per tamponare maggiormente Kolarov e compagni? Ad ogni modo, il fatto che la partita non sia stata entusiasmante, testimonia il fatto che Roma e Lazio sono due stupende realtà del nostro campionato e, fino alla fine, si daranno battaglia per un posto in Champions League, e sono riuscite el match di sabato pomeriggio ad annullarsi a vicenda.

 

Playoff Mondiali 2018: l’Italia è attesa al bivio

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Playoff Mondiali

Dopo le ultime brutte prestazioni, la nazionale di Ventura è attesa dallo spareggio che deciderà gli esiti del biennio post Conte. 

Assieme ad Inghilterra, Brasile ed Argentina, la nostra nazionale è una delle squadre che più hanno partecipato alla rassegna mondiale. L’unica volta in cui l’Italia fallì la qualificazione fu in occasione dei Mondiali 1958, svoltisi in Svezia. Quei mondiali entrarono nella storia oltre che per la nostra sorprendente eliminazione, anche per la prima apparizione di Pelè.

Da quel momento, l’Italia ha sempre partecipato al torneo più importante del mondo dello sport. Un evento che, se non raggiunto, potrebbe causare danni ingenti a livello economico e di immagine per il nostro sport. Sarebbe un vero e proprio fallimento. Per questo, la pressione mediatica che sta asfissiando gli azzurri è di un peso specifico incredibile. Il CT Giampiero Ventura sembra aver trovato la calma giusta per preparare la doppia sfida contro gli ostici svedesi, nonostante le costanti critiche sul suo operato.

L’unico precedente di questo tipo è datato 1997. Italia-Russia spareggio decisivo per qualificarsi a Francia 98′. Anche in quella occasione, l’Italia di Cesare Maldini non brillò molto per il gioco espresso nella fase di qualificazione. Nonostante questo ed il sofferto pareggio dell’andata per 1-1 nel gelo di S.Pietroburgo, la nazionale riuscì a qualificarsi con la vittoria al ritorno timbrata da Pierluigi Casiraghi.

Ma ora, torniamo al presente, e alle ultime notizie pervenuteci da Stoccolma. Ecco una breve analisi delle squadre con gli aggiornamenti in vista della partita di domani.

QUI SVEZIA

La Svezia, seconda nel girone A vinto dalla Francia, ha dimostrato di essere squadra coriacea e difficile da affrontare. Per questo, il tecnico scandinavo Anderssen cambierà pochissimo rispetto alla formazione tipo vista nella fase di qualificazione. 4-4-2 speculare per gli svedesi con Olsen in porta, difesa a quattro con Lustig a destra, coppia centrale con il giovane United Lindelof e l’esperto ex Genoa Granqvist e d a sinistra Augustinsson. Difesa molto rocciosa e fisica che però ha anche fatto vedere qualche amnesia di troppo nelle ultime uscite. Centrocampo collaudato con il possibile inserimento di Albin Ekdal, centrocampista che milita in Serie A con il Cagliari e che conosce molto bene il calcio italiano.

Esterni i veloci Svensson e Forsberg, con Johanhsson a chiudere il quartetto in mezzo al campo. Proprio Emil Forsberg, esterno in forza al Lipsia, è il pericolo numero 1 per la nostra difesa. Giocatore imprevedibile, molto bravo ad inserirsi e a tagliare dietro i terzini che nel nostro caso saranno i due esterni del centrocampo a 5. A completare l’11 svedese il duo d’attacco dotato di molta esperienza formato da Berg e Toivonen. Buona esperienza internazionale per i due. Occhio alle palle inattive, in cui gli scandinavi sono dei maestri visto il grande peso specifico di squadra. In casa, la Svezia è imbattuta da quasi 2 anni in partite ufficiali e non ha subito pochissimi gol. Squadra temibile quindi ma non impossibile da battere.

 

QUI ITALIA

In casa nostra i problemi fisici hanno condizionato molte scelte di Ventura. Out Zaza, acciaccato dopo l’ultima di campionato con il Valencia, siamo costretti ad utilizzare le uniche due punte che abbiamo a disposizione: Immobile e Belotti. Il “gallo” ha recuperato molto velocemente dall’infortunio al ginocchio subito più di un mese fa, ma non sarà utilizzabile per tutti i 90 minuti. Si ritorna al classico 3-5-2 che tanto scalpore e polemiche aveva sollevato nel primo periodo dell’era Conte, ma che all’Europeo ci ha portato molto lontano.

Difesa a tre quindi con il solito trio Bonucci-Barzagli-Chiellini. Centrocampo dove vi sono molti balottaggi in corso. In primis quello tra De Rossi e Jorginho per un posto in mediana. Il giocatore del Napoli è in un buon periodo di forma ma potrebbe pagare l’inesperienza in partite di questa caratura. Favorito quindi il romanista, che sarà affiancato da Parolo e Verratti, chiamato ad una prova del 9 nel doppio confronto. Da tanto si aspetta la sua esplosione anche in nazionale, dove non ha mai brillato finora. Sugli esterni è ballottaggio: a destra tra Candreva e Zappacosta, a sinistra tra Insigne e Darmian. Tutto dipenderà dal tipo di partita che l’Italia vorrà fare. Certo che con Zappacosta e Darmian, che sono due difensori di ruolo, dovremmo essere molto più coperti in fase difensiva. Di certo, Ventura ha già in mente come mettere in difficoltà la Svezia. Un punto debole scandinavo sono le verticalizzazioni e la velocità sull’uno contro uno. Cosa che, con Insigne in campo, potrebbe risultare devastante. Nell’ottica del doppio confronto, non sarebbe ipotesi immaginaria un assetto molto meno offensivo per portare a casa un pareggio, visto il brutto periodo che attraversiamo come nazionale.

Calcio d’inizio alle 20:45 a Stoccolma. Per noi il Mondiale comincia oggi, mai così presto!

 

Lazio: un centrocampista ed un portiere per completare la rosa?

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Strakosha Lazio secondo portiere

La Lazio di Simone Inzaghi non è più una sorpresa, ma una piacevole realtà del nostro campionato. La rosa, almeno per ora, si è dimostrata valevole e forte in tutte e tre le competizioni, ma riuscirà a tenere questo ritmo fino alla fine della stagione? Rispetto alle altre quattro big di Serie A (Napoli, Inter, Juventus e Roma) i biancocelesti, almeno sulla carta, sembrano essere i meno attrezzati; molti ipotizzano una rosa “corta” rispetto agli impegni stagionali.

Se da un lato le alternative valide ci sono, tanto che giocatori come Lukaku, Nani, Felipe Anderson e Wallace (prossimi al rientro) sono considerati veri e propri titolari, dall’altro emergono poche certezze soprattutto a centrocampo: Davide Di Gennaro ha altre caratteristiche rispetto a Lucas Leiva, mentre Alessandro Murgia e Luiz Felipe mostrano un ottimo potenziale, ma non sono ancora pienamente pronti per sostituire rispettivamente Parolo e de Vrij.

Allora perchè non intervenire sul mercato a gennaio e puntare su un centrocampista pronto e giovane (per esempio Cristante) per arricchire una squadra già forte.

 

A dir la verità Inzaghi avrebbe bisogno anche di un secondo portiere affidabile da affiancare a Strakosha (Mirante o Consigli per esempio) visto che Vargic e Guerrieri non sembrano ancora pronti in questo momento per sostituire il portiere albanese.

Lucas Leiva, Thomas Strakosha e Felipe Anderson

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