Vi racconto Eddie Howe: the little Brian Clough

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Amersham è un paesino poco fuori Londra di poco più di quindicimila anime.
Non c’è molto, in quel di Amersham: qualche mini market, una lavanderia a secco, quattro o cinque pub più o meno accoglienti, una chiesa probabilmente sconsacrata ma alcova di fedeli tutti i sabati mattina ed un cielo perennemente terso laddove una coltre di nubi tiene compagnia a coloro che ad Amersham hanno deciso, più o meno spontaneamente, di viverci. Se sei di Amersham è molto probabile che sotto l’albero di natale, quando sei ragazzino, il papà di faccia trovare un pallone da rugby, senza molta facoltà di scelta. E’ altrettanto probabile che il presentarsi ai “campi”, uno dei quali non distante dalla Chiesa sopracitata, in tenuta da calcio sia segno di buon fegato ma anche di qualche occhiata torva di chi è lì per giocare a rugby.
Ad Amersham, il 29 novembre del 1977, nasce quello che da quelle parti definiscono il miglior difensore della storia della Premier League (giudizio certamente di parte ma non così totalmente folle, ndr).
Il 29 novembre, alle 14:37 di un martedì di ordinaria monotonia, nasce Eddie Howe e mamma Anne gli fa recapitare da uno zio lontano, il pallone da rugby, giusto per “sopperire” all’assenza della figura paterna…
Eddie cresce, fino ai nove anni, giocando con la palla ovale e prendendo non poche “sverniciate” dai coetanei. Una domenica, durante una delle poche feste del paese, Eddie viene chiamato a giocare a calcio in una partitella tra amici e lì, improvvisamente, la scintilla. Comicia come portiere perché si sa, chiunque di noi avesse un amico recuperato all’ultimo lo piazzava in porta, è così in ogni parte del mondo…
Eddie, lentamente, va a ricoprire quasi tutti i ruoli e comincia col dare istruzioni ai compagni già ad 11 anni.

Comincia a giocare in una piccolissima squadra del paese, il Rossgarth dove gioca come mediano, davanti alla difesa, ruolo che occupa anche nella sua seconda squadra, il Parley Sports. Gira numerose formazioni e chiunque lo abbia visto giocare in quegli anni, si ricorda di un eccellente uso del piede sinistro ed una dote nel recuperare i palloni senza far fallo, caratteristica, per intenderci, “alla Kantè”. Nel 1994, in una uggiosa giornata primaverile, mamma Anne aspetta Eddie di ritorno da scuola:

“Ha chiamato un tale – gli dice – che lavora per una squadra non lontana da Londra… Gioca nella Division Two (l’equivalente della nostra Serie B, ora Championship).

Eddie ha imparato a controllare le emozioni e si lascia scappare un malcelato sorriso. “Chi, mamma?”

“Perché non richiami tu? Ormai sei grande e devi decidere autonomamente da uomo. Ma bada, quale che sia la tua decisione devi assumertene le conseguenze. Devi fare ciò che ti rende felice ma non essere impulsivo nelle tue decisioni.”

Eddie tira su la cornetta: “Sono Eddie…Howe. Mia mamma mi ha detto che mi avete chiamato?”

“Sono John Williams, manager del Bournemouth.”
“Come? Ha…ha detto Bournemouth?”
“Sì Eddie. Vorresti venire a fare un provino con noi? Ti abbiamo osservato, sei in gamba.”
“Signore, sarebbe un sogno! Io tifo per i “Cherries”!”
“Allora ti aspettiamo. Vieni venerdì.”

Inutile dire che quel provino Eddie non lo passa, lo doppia. Coach Williams nella partitella 11 vs 11 lo piazza centrale di difesa nella squadra “riserve” e lo fa giocare contro l’attacco titolare della squadra. Da quella parte Eddie non fa passare nemmeno un fruscio d’aria. Il Bournemouth lo tessera ma la favola non sarebbe bella senza un momento atarassicamente tragico: le ginocchia di Eddie sono fragili come il cristallo, roba che Furrest Gump sembra quasi d’acciaio inossidabile. Eddie ne soffre dannatamente; la sera prima delle partite si fa tre siringhe di antidolorifico e fascia con dei calzini la borsa del ghiaccio senza quasi potersi rigirare nel letto per evitare di farle muovere. Il giorno dopo il ginocchio sinistro di Eddie è gonfio e lui effettua il riscaldamento con i calzettoni tirati fin su. Gioca un gran primo tempo ma è costretto a chiedere il cambio.

Nel 1996 dopo una operazione al menisco sembra rinato e il suo contributo alla causa è determinante per la salvezza del Bournemouth. Nel 2002 passa al Porsmouth a titolo definitivo per poi accasarsi in prestito allo Swindon Town e nuovamente al Bournemouth, la sua squadra, dove si ritirerà prematuramente nel 2007 per le ennesime ricadute di quelle sciagurate ginocchia di cristallo. L’anno dopo, nel dicembre del 2008, il proprietario della squadra gli affida il difficile compito di traghettare le Cherries fino a fine stagione; Eddie diventa così il più giovane manager della storia del calcio inglese professionistico. Quel che fa ha dell’incredibile poiché non solo il Bournemouth si salva ma lo fa giocando un calcio verticale e veloce mai visto fino ad allora in Championship e quasi entrando in zona playoff per la promozione in Premier League.
Nel dicembre 2010 riceve la chiamata del Burnley, squadra considerata la favorita per la promozione, causa le dimissioni di Brian Laws. La squadra, nona in classifica e lontana anni luce dalle prime due posizioni, affida ad Eddie la guida della squadra ma nonostante il solito bellissimo e divertentissimo gioco, la squadra termina all’ottavo posto senza dunque centrare i playoff promozione. Nell’ottobre 2012 Eddie rassegna le dimissioni per fare ritorno nel “suo” Bournemouth ed è l’inizio della favola. Si classifica al secondo posto in League One e ciò vale la promozione in Championship e, dopo una salvezza tranquilla nel 2014, raggiunge la storica promozione in Premier League stravincendo il campionato.

Su di lui mettono gli occhi West Ham, Stoke, Leicester e perfino il Liverpool ma molti, da quelle parti, dicono che sia già stato “prenotato” dall’Arsenal per quando (finalmente) Wenger toglierà il costosissimo disturbo.
Dopo il fallimento mondiale della nazionale inglese, dopo le dimissioni di Hodgson, qualcuno nella Football Assosiation, fa il suo nome per il ruolo di C.T, segno che il talento è smisurato e i “contatti giusti” pure…
Viene poi scelto Big Sam Allardyce e sappiamo tutti come è andata.
In Inghilterra viene definito il vero erede di Brian Clough (di cui parleremo in un altro speciale tra qualche settimana, ndr) per la giovane età, il carisma, le idee di calcio così poco “Inglesi” ed oltremodo “rivoluzionarie”.
Eddie Howe è diventato il più giovane manager ad allenare in Premier League ed il suo palmares pullula di premi individuali. L’Arsenal il suo destino, sperando, per il bene dei Gunners, che qualcuno ormai finito faccia spazio ad un giovane, entusiasta, geniale piccolo genio che ha portato una “baby” ad insegnare calcio ai grandi d’Inghilterra: Eddie Howe, the little Brian Clough.

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