Outsiders ep. 5, Sinsheim sogna ad occhi aperti con l’Hoffenheim

La pace e la tranquillità regnano sovrani nell’Alto Reno, nel circondario di Sinsheim: la natura incontaminata è un must qui in zona. Ma da circa due anni, oltre ai paesaggi spettacolari, questa città è ufficialmente diventata la sede del nuovo fenomeno del calcio tedesco: l’Hoffenheim di Julian Nagelsmann.

Proprio così, perchè, in questo caso, è impossibile disgiungere il nome dell’allenatore da quello della sua squadra. Da città di 35.000 abitanti circa all’apice del calcio europeo in un attimo. Un sogno da cui Sinsheim e il TSG 1899 Hoffenheim non si vogliono più svegliare. Proprio per la sua straordinaria unicità, questa storia riserba un carattere speciale, sintomo di un “miracolo” in parte insperato ma conseguenza di grande lavoro e programmazione.

Tutti non aspettano altro che sentire risuonare quell’inno, la musichetta che tutti i tifosi dei grandi club d’Europa vogliono sempre ordire nelle loro orecchie: l’inno della Champions League, conquistata grazie ad una stagione 2017-2018 da urlo in cui l’Hoffenheim si è confermata tra le grandi del calcio tedesco.

Outsiders ep. 5, la storia del club

Le fortune della squadra di Sinsheim iniziano a cavallo del nuovo millennio. Prima, un lungo e lento processo di crescita che vede le sue radici nella Baden-Württemberg A-Liga, la settima divisione tedesca (equivalente alla Prima categoria italiana). Il TV Hoffenheim nasce nel 1945, dalle ceneri della precedente società renana ritenuta tra le più datate del panorama germanico (fondata nel 1899). Per vedere i primi risultati significativi bisogna effettuare un salto temporale di quasi 50 anni.

Nel 1999, l’industriale dell’informatica Dietmar Hopp, cofondatore della SAP e in gioventù giocatore dilettante nell’Hoffenheim, investì finanziariamente nel club. L’anno successivo, nel 2000, la squadra finì vinse la Verbandsliga e fu promossa in Oberliga Baden-Württemberg (IV serie). La serie di promozioni dirette continua e  l’anno successivo esordì in Regionalliga Süd (III) per la stagione 2001-02.

Il salto in Regionalliga è più problematico del previsto e  i Die Blau faticano a raccogliere i risultati sperati: Seinsheim dovrà aspettare altri 5 anni (stagione 2006-2007) per ottenere l’acceso diretto in Zweite Liga. Nel frattempo, l’esordio in Coppa di Germania con un dignitoso quarto di finale raggiunto dopo aver eliminato il Bayer Leverkusen e la costruzione della nuova casa del club dell’alto Reno, la Rhein-Neckar-Arena da 30.000 posti.

La matricola Hoffenheim sorprende tutti nella stagione 2008-2009 della Bundesliga

Nel 2007-2008, grazie all’esperienza in panchina di Ralf Ragnick e alla mole realizzativa di Venad Ibisevic, l’Hoffenheim conquista il secondo posto in 2.Liga e entra nell’olimpo del calcio tedesco: la Bundesliga. Come volevasi dimostrare, gli esordi sono la specialità di casa degli scudati: primo anno assoluto in Bundes, Hoffenheim campione d’inverno con 35 punti e in piena lizza per il titolo, grazie ai goal del bomber bosniaco. Nel girone di ritorno, però, il crollo atteso: 1/3 dei punti rispetto alla prima tornata e settimo posto finale.

Dopo l’exploit iniziale, la compagine biancoblu ha dovuto attraversare un quinquennio molto complicato, conclusosi con una salvezza raggiunta in extremis dopo lo spareggio vinto con il Kaiserslautern. Il momento della svolta arriva nel 2016, a poche giornate dal termine, con l’arrivo di Julian Nagelsmann. L’esordiente tecnico tedesco trascina la squadra fuori dalla zona retrocessione e, nelle successive due stagioni, la plasma a sua immagine e somiglianza trasformando Sinsheim nella Leicester di Germania. La differenza tra le due compagini: la squadra di Ranieri scrisse la storia nel 2016; quella di Nagelsmann prenotò un roseo futuro, andando vicina al miracolo nella stagione successiva.

Outsiders ep. 5, il vero top “player” ai piedi del Reno

Julian Nagelsmann è partito dal basso: prima panettiere, poi calciatore nei dilettanti fino a 24 anni e infine l’affermazione in panchina

Il termine “top player” indica un giocatore di elevata caratura che riesce a risultare decisivo per le sorti della propria squadra, vincendo da solo anche una competizione. Ma, come in molti casi, l’eccezione conferma la regola: nel panorama calcistico mondiale, quest’eccezione è un 31enne allenatore tedesco di nome Julian Nagelsmann. E i fatti lo dimostrano nettamente.

L’astronascente della panchina del calcio mondiale ha completamente cambiato l’andamento dell’Hoffenheim negli ultimi 2 anni, partendo letteralmente da zero. Metodi innovativi di allenamento, preparazione e un acume tattico fuori dal comune che hanno rivitalizzato giocatori anonimi fino a quel momento (pensiamo a Slazai e Kramaric) e a trasformare un gruppo di giovani di buona prospettiva in una squadra competitiva fin da subito. Le stagioni precedenti sono la più logica conseguenza di questa etica del lavoro: terzo posto a livello nazionale, preliminari di Champions League, riconferma nella passata stagione e qualificazione alla fase a gironi della CL.

Quest’estate, ha introdotto un sistema di telecamere fisse collegato ad un maxi-schermo sul campo di allenamento principale. Il motivo? Ottimizzare i tempi delle sedute di tattica, osservando le caratteristiche delle avversarie in diretta, dallo schermo situato a centrocampo. La volontà di innovare e migliorarsi sempre, magari aggiungendo un qualcosa che non è mai stato visto in precedenza come in questo caso. La sua squadra rappresenta a pieno la sua filosofia e il suo modo di essere: sfrontata, dinamica, instancabile.

Nelle prime due giornate di questa Bundesliga, il trend non è cambiato. Il campo ci ha restituito un Hoffenheim rognoso e che impone il suo gioco, dimostrandolo nella prima parte di secondo tempo anche all’esordio contro il Bayern Monaco. Ripetere i risultati delle scorse stagioni non è più un obiettivo, ma un obbligo oramai. Nonostante l’accordo con il Lipsia già in cassaforte per il prossimo futuro (contratto fino al 2023, dal prossimo Giugno), Julian Nagelsmann sa bene come concludere in bellezze. Imperativo: mai porsi limiti! Un vero “top player” pensa in questa maniera.

Outsiders ep. 5, Hoffenheim: la lavagna tattica

Dopo aver indicato le dinamiche extra-campo che hanno inciso sulla crescita dei Die Blau, ci soffermiamo sul terreno più congeniale al “genio di Lamsberg am Lech” (soprannome affibiatogli dai suoi tifosi). Il risultato del suo pensiero sono anni di studio e lavoro, in cui confluiscono alcune idee prese in prestito da Thomas Tuchel e da Pep Guardiola.

L’influenza esercitata dall’attuale allenatore del PSG risale al 2011, quando il neo allenatore Julian entra nella sua cerchia di collaboratori dell’Augusta. Da Tuchel, Nagelsmann apprende la duttilità di modulo e l’utilizzo del 4-3-3 e del 3-5-2. Su questi due moduli, l’allenatore dell’Hoffenheim baserà le sue fortune affidandosi a dei giocatori-chiave, in grado di ricoprire più ruoli. Kevin Vogt, Dennis Geiger e Karem Demirbay costituiscono il fulcro dell’11 dei Die Blau. Il capitano biancoblu è stato retrocesso in difesa da Nageslmann, ma ricopre un ruolo fondamentale: in fase di possesso palla avanza sulla linea dei centrocampisti creando superiorità numerica.

La manovra parte spesso dai suoi piedi e da quelli di Geiger, mediano metodista fondamentale per controllare i ritmi di gioco dei tedeschi. Come per il City di Pep, priorità assoluta alla circolazione fluida senza fretta di verticalizzare. Importante per la filosofia di Nagelsmann è il movimento senza palla, sia in fase offensiva che difensiva. In quest’ultima, infatti, essenziale è la copertura degli spazi vuoti in casa di raddoppio e il pressing asfissiante sul portatore di palla.

Come ogni squadra di origine germanica, anche i Die Blau prediligono un baricentro alto e un fase d’attacco incentrata sulla rapidità e la qualità. Karem Demirbay, che in entrambi gli schemi funge da interno destro, è cresciuto proprio seguendo queste orme: il suo compito è quello di non creare punti di riferimento agli avversari, agendo da fantasista grazie alla sua ottima visione.

La coppia goal dell’Hoffenheim: l’ungherese e il croato abbiano esperienza e senso della posizione nel 3-5-2 offensivo di Nagelsmann

Nonostante l’addio di Uth e Gnabry, l’attacco dell’Hoffenheim rimane uno dei più temibili di Germania. Essenziali nella scacchiera biancoblu sono i due terminali offensivi Adam Slazai e Andrej Kramaric. In grado di sacrificarsi e di dare una notevole mano anche dietro. Se ci mettiamo nel mezzo anche la crescita di Nico Shulz a sinistra, la possibile esplosione definitiva del 21enne Nadiem Amiri e un paio di acquisti interessanti (come Bittencourt e Brenet), l’Hoffenheim ha tutte le possibilità di recitare ancor una volta i panni di sorpresa, anche all’esordio assoluto, nella Coppa per eccellenza..

Outsiders ep. 5, l’esordio nei gironi di Champions League

Mentre in Bundesliga i Die Blau rimangono una delle possibili anti-Bayern per la conquista del Meisterschale, in Champions League la musichetta (unica nel suo genere) sembra essere diversa.

Dopo aver sfiorato l’approdo in Cl lo scorso anno (sconfitta ai preliminari dai vice-campioni d’Europa in carica del Liverpool), la compagine di Sinsheim può finalmente vivere il suo sogno. L’urna di Nyon, però, raramente è clemente al primo appuntamento. Il girone F in cui militeranno i tedeschi è composto dal Manchester City del maestro Guardiola, dallo Shakthar Donestk di Pablo Fonseca (sorprendente lo scorso anno) e dal Lione. Uno lieve spiraglio potrebbe però esserci: gli ucraini hanno spesso sofferto le squadre organizzate e operaie (vedasi la Roma di Di Francesco lo scorso anno) e il Lione, dopo il ritorno di Mariano Diaz al Real, sembra squadra alla portata.

Se l’emozione e le paure della prima volta non incalzeranno l’animo battagliero della squadra renana, allora ci sarà da divertirsi in questo raggruppamento, Manchester City a parte. Eppure, contro uno dei suoi mentori, fatico a pensare che il piccolo Julian rabbrividisca al solo pensiero di fare figuracce. Si sa, genio e sregolatezza ma anche un pizzico di spavalderia che non fa mai male: del resto, quest’uomo qui ha rifiutato la panchina del Real Madrid!

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