Un devil per capello: il Manchester United si ritrova ferito a morte

Il terzo anno al Manchester United di José Mourinho sta seguendo la falsa riga di quanto accaduto nella sua seconda avventura al Chelsea, quando nell’anno successivo alla vittoria della Premier League lo Special One rimediò l’esonero a stagione in corso (anche in quel caso si trattava della terza stagione con la stessa squadra). I Red Devils quest’anno erano chiamati a fare il definitivo salto, per contendere il titolo al Manchester City e avanzare il più possibile in Champions League. Ma tra un mercato estivo non all’altezza, singoli in grave difficoltà e tensioni nello spogliatoio lo United di ora appare come una soluzione chimica disordinata e ad alto tasso esplosivo.

Mou, dal canto suo, non è certo uno abituato a tenersi dentro le cose, e sin dall’estate ha palesato in maniera più o meno velata tutti i suoi mal di pancia. Dal rientro in ritardo dei reduci dal Mondiale durante le amichevoli della pre-season, alla rosa ritenuta non completa (“meglio che non dica ciò che penso”, dopo la partita contro il Valencia di ieri sera) fino agli ultimi screzi con Pogba, finito nell’occhio del ciclone del portoghese e dei media per incostanza di rendimento e mancanza di leadership. Insomma, il clima intorno ad Old Trafford non è dei migliori. Le colpe sono più o meno divise.

United, always. 🔴

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Manchester United un mercato non di livello?

Il mercato estivo ha portato, oltre ad un terzo portiere (Grant), una risorsa aggiuntiva a centrocampo (Fred) e un talento ancora tutto da scoprire sulla fascia destra di difesa (Diogo Dalot, classe ’99). Per una squadra che lo scorso anno ha concluso al 2° posto con la seconda miglior difesa può essere considerato sufficiente, ma guardando agli investimenti di Manchester City e, soprattutto, Liverpool si può ben comprendere il perché del malcontento di Mou. La squadra lo scorso anno ha fatto dei passi in avanti, ma non ha portato a casa alcun trofeo, ha rimediato una cocente eliminazione in Champions League per mano del Siviglia ed era reduce da una stagione con sì tre trofei, ma anche un 6° posto in campionato e mille alti e bassi. Il reparto difensivo, soprattutto, è quello che negli ultimi anni ha destato (e desta ancora) la maggior parte dei dubbi: Shaw è stato vittima di innumerevoli problemi fisici, Darmian non ha dato garanzie ed è sempre stato sull’uscio della porta, Lindelof ha nettamente deluso le aspettative, Jones Smalling hanno vissuto di alti e bassi. I 14 gol subiti finora tra tutte le competizioni lasciano poco spazio ai dubbi: il reparto arretrato ha bisogno di alcuni aggiustamenti. Bailly e Valencia al momento sono gli unici a dare garanzie, troppo poco in un reparto che deve contare di almeno 8 elementi. L’impatto di Van Dijk sul reparto arretrato del Liverpool dimostra che si può rimediare in corso d’opera.

I problemi dei singoli si estendono anche dalla cintola, dove Pogba in primis continua a dividere tifosi ed opinionisti, tra chi crede che alla radice delle sue prestazioni ci sia il difficile rapporto con Mou e chi invece crede che sia prima di tutto il francese la sorgente dei suoi stessi problemi. Ma ancor più che Pogba è misterioso il calo vertiginoso nelle prestazioni di Alexis Sanchez, finora solo il fratello del giocatore visto nell’Arsenal: 3 gol messi a segno in 24 presenze con i Red Devils dallo scorso gennaio, quando arrivò a rimpolpare un reparto già decisamente saturo di elementi offensivi di qualità. Lo stesso Lukaku, miglior marcatore della stagione passata e di quella presente tra le varie competizioni, non è del tutto esente da colpe: al netto dei gol segnati il belga mostra ancora gli stessi difetti, ovvero la difficoltà nel primo controllo e la quantità di occasioni sprecate (molte delle quali a causa proprio del primo difetto). In tutto questo, alcune risorse non sono sfruttate al meglio, e il riferimento è a Rashford Martial: i minuti non mancano (anche se sono utilizzati ancora saltuariamente) ma a destare dubbi è la loro posizione, quella di esterno sinistro, loro che di nascita sarebbero prime punte. Ecco che l’opzione di un attacco con due riferimenti centrali non sembrerebbe così malvagia, dato che permetterebbe anche di sfruttare le doti fisiche di Lukaku per avvantaggiare gli altri attaccanti rapidi a disposizione di Mou. Eppure questa soluzione non è stata ancora adottata con comunità, ma più come esperimento.

Insomma, sembra che prima di tutto al Manchester United serva mettere un po’ d’ordine: negli schemi, negli uomini e nel clima creato da dichiarazioni a microfoni spenti e accesi. L’eventuale addio di Mourinho potrebbe forse portare giovamento ad alcuni singoli, ma non dovrebbe essere solo il portoghese a doversi guardare dentro.

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