La Curva: tra passione, tifo ed interessi

LA CURVA – In questa settimana di pausa delle Nazionali c’è un argomento che ha tenuto banco oltre il presunto stupro di CR7. Trattasi della questione legata alla curva sud della Juventus e alla sua squalifica per un turno. La squalifica, dopo il ricorso della Società Torinese, è diventata di due turni, di cui il secondo con la condizionale.
Motivo della squalifica i cori di “discriminazione razziale” in Juventus-Napoli e gli “ululati razzisti” verso Koulibaly nello stesso incontro.
Da quella partita e da quei cori è emerso come all’interno della Curva Sud, terra degli Ultras Bianconeri, ci siano forti tensioni fra i gruppi stessi.

LA CURVA: IL MOTIVO DELLA DIATRIBA INTERNA

In sud al primo anello si trovano i “TRUE BOYS”, un gruppo senza striscione in balconata ma che conta alcune sezioni in Italia e all’estero. I suoi leader, ironia della sorte, sono di Napoli.
Prima della partita viene chiesto al capogruppo di “TRADIZIONE” di evitare i cori su Napoli e il Vesuvio per rispetto di quei tifosi napoletani che tifano Juve. Richiesta andata vana, e da qui la forte tensione sfociata in questi giorni tra minacce, comunicati social e intercettazioni telefoniche.

LA CURVA: IL PERCHE’ DI QUESTI CONTINUI CORI

I cori sul Vesuvio e contro Napoli sono nati negli anni 80, e tutte le curve hanno sempre inneggiato in maniera becera le altrui disgrazie.
Non è quindi un fenomeno dei tempi nostri, ma non si capisce il perché ancora oggi, nonostante norme più severe si continuino a fare. Oltretutto, gran parte dello stadio è anche stufo di tale situazione.
Quello che è chiaro però che non ci sono norme sulla responsabilità soggettiva per punire solo i colpevoli. Di conseguenza, le società calcistiche rimangono ancora “prigioniere” e pagano per queste assurdità.

Ma allora, perché gli ULTRAS vogliono le curve chiuse e sono consapevoli di recare danno alla propria Società?
Rimanendo in tema Juventus, la stessa ha iniziato in questi anni una politica di “restrizione” delle attività ULTRAS all’interno dello stadio. Fatto sta che non vengono più regalati i biglietti per le trasferte, ed è addirittura vietata la vendita, all’interno dello stadio, del materiale dei gruppi.
Una forte perdita di guadagno che non ha lasciato indifferenti gli stessi gruppi, ma soprattutto i relativi capi. Questi per anni si sono arricchiti di questa attività, facendola diventare un lavoro a tempo pieno.

LA CURVA: IL SERVIZIO DI REPORT DEL 20 OTTOBRE

La trasmissione “Report” a breve manderà in onda un servizio su i rapporti Juventus e Ultras, con varie interviste. Ripercorrerà anche la morte per suicidio di un leader della Curva Sud, nonche collaboratore della società Juventus.
In questa intervista, con molta irriverenza, viene spiegato come per anni l’attività stadio ha garantito case e attività a chi la gestisse. Assicurava, infatti, guadagni dai 30 ai 40 mila euro a partita.
Bisogna chiarire subito che i fatti in questione nel servizio sono stati già giudicati sia dalla Giustizia Sportiva che da quella Penale. In questa inchiesta, tra l’altro, la società Juventus è parte lesa e nessun nesso tra Juve e ‘Ndrangheta è stato provato!

LA CURVA: ALCUNE TAPPE STORICHE DEL TIFO BIANCONERO.

I gruppi Ultras organizzati nascono negli anni ’70, in concomitanza con la finale di coppa dei Campioni con l’Ajax. Inizialmente vi erano due gruppi, dal nome Venceremos e Autonomia Bianconera, schierati politicamente a sinistra.
Tuttavia, il vero gruppo storico è quello dei Fighters, fondato da Beppe Rossi, e presente in curva Filadelfia fino alla fin degli agli anni 80.
Questo gruppo, grazie all’amore del suo fondatore verso il tifo all’Inglese, elimina i tamburi dalla curva e introduce sciarpe e ritmo cadenzato con il battito di mano.

Negli anni successivi sono stati creati altri gruppi e gli stessi Fighters, dopo gli scontri di Firenze nel 1987, vengono sciolti.
Nasce, in base a questa scissione, prima Arancia Meccanica e successivamente DRUGHI, nomi ispirati al celebre film di Stanley Kubrick.

Negli anni ’90 poi nascono ulteriori scissioni, e si riforma il gruppo Fighters. Nascono poi i Viking di Milano, i NAB (degli anni 70) e gli Irriducibili del rione Le Vallette di Torino. Questi ultimi sono capitanati dallo storico leader Lazzarini. Inoltre, è stato creato il gruppo Bravi Ragazzi.
L’orientamento politico è ormai di destra.

LA CURVA: STORIA PIÙ RECENTE

Arriviamo ai giorni nostri, dopo aver passato in breve l’evoluzione del tifo ULTRAS BIANCONERO. Si parte dal vecchio Comunale, poi Delle Alpi, ancora Comunale ristrutturato. Dulcis in fundo, arriviamo alla casa della Juventus, attualmente denominata Allianz Stadium.

Alcuni di questi gruppi, Bravi Ragazzi, Drughi e Tradizione (ex Fighters) mantengono ancora oggi la presenza in Curva.I Viking, invece, da quest’anno non sono più presenti con lo striscione
I rapporti spesso tesi fra gli stessi gruppi per loro spazio di potere in curva e le leggi di inasprimento con i Daspo più facili hanno ulteriormente suddiviso e diviso i gruppi organizzati.

LA CURVA: QUAL È LO SCENARIO ATTUALE?

Lo scenario di quest’anno che si vive in SUD è purtroppo ti un tifo “spezzato” in varie frazioni, con continui scioperi per il “caro biglietti”. La tifoseria organizzata manca di intenti comuni, e i Daspo degli ultimi anni hanno ridotto drasticamente la presenza di molti vecchi e giovani ultras. La squalifica della prossima giornata del 20/10 contro il Genoa e lo stesso servizio di Report di certo non aiuteranno nel superare i problemi di cui sopra.Un peccato alla luce della Squadra attuale, tra le più forti di sempre e che meriterebbe un tifo sicuramente di altro livello.

Un esempio su tutti è la Curva del Borussia Dortmund, uno spettacolo assoluto che la stessa Società Calcistica tedesca favorisce. Fatto sta che il club toglie i seggiolini nelle partite di campionato per aumentare la presenza nel settore Ultras.
Cosa a cui in Italia difficilmente si potrà arrivare, per diversi motivi. In particolare la mancanza di civiltà che, purtroppo, ancora oggi nel nostro Bel Paese latita.

LA CURVA: PROBLEMA SOLO DELLA JUVENTUS O DI TUTTE LE SOCIETÀ?

Quello che a detta di molti tifosi juventini ha irritato è l’accanimento mediatico. Il problema di rapporti tesi tra Ultras e società non è una cosa di oggi e non è una cosa legata solo alla società Juventus. Per mesi Galliani, allora amministratore Delegato del Milan, era costretto a camminare con la scorta.
Stessa sorte toccata al presidente della Lazio Lotito che, appena insediato in società, ha preso distanze forti dal mondo Ultras.
Si ricordano tutti anche “Genny ‘a Carogna”, esponente di spicco degli Ultras napoletani. Genny è stato capace di sospendere per oltre mezz’ora una finale di Coppa Italia tra Napoli e Fiorentina.

Poco tempo fa, giugno 2018, viene arrestato per spaccio di droga Luca Lucci, leader della Curva Sud del Milan. Stessa sorte è toccata a Massimo Mandelli, responsabile degli steward volontari dell’Inter. Quest’ultimo, inoltre, è stato candidato per Casa Pound a Cerro alle amministrative del 10 giugno.
Di queste notizie di cronaca sono piene i quotidiani, da nord a sud passando per il centro. Le curve per anni sono stati, e in alcuni stadi forse lo sono ancora, la base per attività illecite legate alla malavita organizzata.

LA CURVA: QUALI GLI SCENARI

Per avere comunque una disanima completa occorre anche dire che per anni le Società si sono serviti degli Ultras. L’hanno fatto non solo per garantire sostegno ai giocatori durante la partita, il cosiddetto “dodicesimo uomo”. Invece, se ne sono servite per ottenere consensi in casi di cessione o d acquisti di giocatori, cercando di ottenere consensi vari in cambio chiaramente di qualcosa. Quel qualcosa che, oggi, viene meno, e quando si parla di soldi e di affari la passione viene sicuramente messa in secondo piano.
Eliminare il fenomeno Ultras non è la soluzione di tutti i mali del mondo, ma chiaramente vanno eliminate quelle ‘cellule marce’ che non edificano di certo le curve di tutta Italia.

Nessuno vuole lo “stadio” come un teatro: lo Stadio vissuto con passione, cori, incitamento e anche sfottò deve rimanere tale. Non possiamo cambiare ciò che il calcio è a livello sociale, riducendolo ad uno spettacolo per pochi soggetti da poltrona. Tuttavia, non si può neanche permettere che la malavita abbia il potere incontrastato.
Lo Stato deve garantire alle società calcistiche le adeguate norme, affinché i presidenti che hanno voglia di cambiare possano farlo.
Gli stadi nuovi e di proprietà modello Juventus devono diventare una normalità e non un eccezione. Inoltre, la norma sulla responsabilità oggettiva deve essere cambiata al più presto.

LA CURVA: IN CONCLUSIONE

Stato e società devono collaborare nel bene e nell’interesse comune.
Quello che il pubblico si aspetta è di potersi godere una partita nel settore che desidera, libero di tifare la sua squadra. Ultras o non ultras, nel bene comune e nell’amore della squadra del cuore.

Certamente ci si aspetta anche dalle società Calcistiche di non essere utilizzati come “bancomat”,In tutta sincerità, pagare un terzo anello a San Siro per Milan-Juventus euro 75,00 è una follia. Lo è soprattutto se si pensa alle condizioni in cui versa il Paese.
Il calcio è lo sport del Popolo e non deve diventare di pochi!

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