Copa del Rey: el Clásico

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Copa del Rey: el Clásico Questa sera alle ore 21:00 inizierà la semifinale di ritorno della Copa del Rey. Ad affrontarsi il Real Madrid, padrone di casa, ed il Barcellona. Il pareggio di misura dell’andata dà un piccolo vantaggio ai blancos i quali tuttavia non speculeranno su ciò, non fosse altro perché l’ultima volta in cui il pubblico del Bernabéu ha visto i propri idoli trionfare sugli eterni nemici era il lontano 25 ottobre 2014 (3-1). Da allora nel fu Nuevo Estadio Chamartín i merengues hanno collezionato tre sconfitte contro i blaugrana. Per un beffardo caso della vita sabato sera il 26° turno della Liga riproporrà al Bernabéu il quarto ed ultimo (Champions permettendo) Clásico della stagione 2018-19.

Copa del Rey: el Clásico, precedenti e numeri
L’ultima volta in cui Real e Barça si affrontarono nella coppa nazionale era il 16 aprile 2014. In quella data le squadre si sfidarono nella finale disputata al Mestalla di Valencia e gli uomini di Ancelotti vinsero grazie ad una prodezza di Bale nel finale. Anche nell’edizione 2010-11 madrileni e catalani incrociarono le armi in finale ed anche in quell’occasione alla fine fu il Real a sorridere per merito di un goal di Cristiano Ronaldo nei supplementari.

L’ultima semifinale di Coppa del Re fra le due compagini è stato nella stagione 2012-13. Allora, dopo un interlocutorio pareggio di misura al Bernabéu, il Real vinse (1-3) con una tripletta di CR7. Esattamente vent’anni prima altro precedente fra le due regine del calcio spagnolo in semifinale, con altra vittoria blanca al ritorno (1-2; reti di Míchel e Zamorano) dopo un pareggio all’andata.

Nel computo delle sfide fra Real e Barcellona in Copa prevalgono però i blaugrana, capaci di battere 14-12 i rivali (8 i pareggi); gli azulgrana inoltre surclassano i madridisti anche nell’albo d’oro della manifestazione: 30-19.

Copa del Rey: el Clásico, l’andata
La fuga di Neymar verso il PSG ha acceso in molti la sensazione che il Barcellona stia diventando – parafrasando Verlaine – l’impero all’inizio della decadenza. Il gioco più speculativo e meno spettacolare espresso nella seconda stagione di Valverde avvalora ciò. Sembra quasi che i català abbiano sacrificato sull’altare della convenienza la loro filosofia in favore di un più quieto pragmatismo.
Dall’altra parte della barricata il Real Madrid, complici gli addii eccellenti (Zidane e CR7), gli equivoci dell’era Lopetegui e la precarietà della gestione Solari, sembra essere alla ricerca di una nuova identità senza sapere dove trovarla, conscio di non poter, almeno per questa stagione, scrivere la storia.
Con queste premesse lo scorso 6 febbraio era facilmente prevedibile aspettarsi un Clásico fatalmente minore. Così è stato.

Poche le sorprese riservate dagli allenatori negli undici iniziali. Valverde ha lasciato precauzionalmente in panca Messi (malconcio dopo la sfida in campionato contro il Valencia) rimpiazzandolo in avanti con un redivivo Malcom. Fra i pali ter Stegen ha rilevato Cillessen a causa dello strappo muscolare dell’olandese. Solari invece per una volta non ha preferito Reguilón a Marcelo, mentre a centrocampo Llorente ha sostituito Casemiro.

La disposizione in campo degli azulgrana è stata la solita: un 4-3-3 che dopo l’entrata in campo di Messi (acciaccato, per una volta ha combinato ben poco), è mutato in un 4-4-2 permettendo così a Malcom – posizionato sulla fascia nel secondo modulo – di allargarsi ulteriormente. I blancos invece non hanno cambiato in corso d’opera il 4-3-3 in ragione del fatto che questo funzionava perfettamente.

La prima mezz’ora dei madrileni è stata perfetta ed il Barcellona è stato fortunato a limitare i danni. Il pressing e la compattezza del centrocampo del Real non hanno permesso ai precisi rinvii di ter Stegen di imbastire costruzione alcuna, l’insolita imprecisione nel fraseggio da parte dei padroni di casa ha fatto il resto…

Nelle (non molte) occasioni in cui il Barcellona è riuscito a tessere trame di gioco, il Real ha chiuso ottimamente gli spazi grazie all’abbassamento di Llorente sulla linea dei centrali di difesa, mentre Lucas Vázquez e Vinícius Júnior scendevano all’altezza di Modrić e Kroos disegnando così un rassicurante 5-4-1 con Benzema unico riferimento offensivo. Gli attacchi catalani hanno però esposto Busquets e compagni alle ripartenze avversarie. Il Barça infatti, sfilacciato e lungo vista la staticità della retroguardia, ha lasciato al Real autentici varchi a centrocampo, diventati praterie quando Benzema indietreggiava per favorire gli inserimenti di Vázquez e Vinícius. Il brasiliano, più volte innescato da lanci dalla distanza di Marcelo e Modrić, è stato uno dei protagonisti della manovra offensiva dei suoi, non a caso il vantaggio merengue (6’, Lucas Vázquez) è stato propiziato da un suo cross in area.

Nella traversa colta da Rakitić la risposta del Barça. Il croato, al di là del legno, si è reso ancora una volta protagonista di una prestazione con poco mordente (esattamente come Coutinho), conducendo poco e male le transizioni offensive dei suoi, tant’è vero che molti tifosi culé sperano che al ritorno gli venga preferito Vidal.

Nella ripresa (57’) Malcom, il migliore dei suoi, al termine di un’azione convulsa e rocambolesca ha siglato il pareggio. L’ex girondino ha giocato una partita di rara intelligenza giacché posizionandosi molto largo ha moltiplicato gli spazi per gli inserimenti di Semedo, scardinando di fatto la retroguardia avversaria e mettendo più volte in ambasce Marcelo. Anche il sempre aggregativo Arthur è stato autore di un ottimo match in quanto unico dei suoi a centrocampo capace di dare vigore ed imprevedibilità alla manovra.

Insomma: grazie al lavoro di fosforo ed uncinetto dei due brasiliani il Barcellona non è naufragato.

Le scelte tattiche di Solari non hanno pagato appieno, ma la loro efficacia è apparsa indiscutibile. I movimenti dell’attacco madridista hanno più volte mandato in confusione la difesa azulgrana mentre la pressione e la precisione del centrocampo hanno annullato il reparto avversario. Appare tuttavia indubbio che i blancos dovranno osare qualcosa di più se vorranno avere ragione del Barcellona.

I catalani, che all’andata hanno sempre inseguito sul piano concettuale e si sono dimostrati sempre in ritardo di un’idea, dovranno cambiare radicalmente i piani tattici e l’approccio all’incontro, oltreché dotarsi di maggior animus pugnandi.

La vincitrice della sfida di stasera accederà alla finale del 30 marzo al Benito Villamarín di Siviglia dove affronterà una fra Valencia e Betis. La perdente invece avrà la possibilità di rifarsi sabato quando, sempre al Bernabéu, andrà in scena il 275° Clásico della storia.

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