Mauro Icardi dice ancora No, ora aspetta il colloquio con Zhang

Atalanta-Inter
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Mauro Icardi dice no: “Sento ancora dolore, il ginocchio non è a posto, non posso rientrare”,  questo ha detto l’argentino più o meno a Luciano Spalletti.

Ed è una risposta pesante, perché l’Inter ritiene terminato il periodo di ricondizionamento fisico a cui è stato sottoposto il ginocchio destro di Icardi. Dunque: niente trasferta di Europa League contro l’Eintracht e parti che a questo punto sono distanti più o meno come un terzino destro e un’ala sinistra dentro un campo di calcio.

Icardi lo vedrà ancora il campo?

E chissà se Icardi il campo lo rivedrà ancora, con la maglia dell’Inter. Il passaggio di ieri con allenatore e medico doveva in linea teorica essere preparatorio al vertice di oggi, con gli stessi dirigenti presenti. Ma Icardi non ha dato alcun segnale di apertura, dichiarando di avvertire ancora dolore, mossa di fronte alla quale l’Inter non può opporre resistenza. Il momento del dialogo, dunque, non è mai scattato.

Nessuna mediazione, a questo punto ritenuta dal club inutile vista la posizione di Icardi, giudicata ostruzionistica. L’Inter non crede che il dolore sia tale da giustificare un’assenza dal campo. E la provocazione dell’intervento chirurgico, paventata dallo stesso Icardi nelle scorse settimane, non viene ritenuta fino in fondo credibile se è vero che lo stesso argentino, dopo un consulto dal professor Cugat lo scorso anno, scartò l’eventualità, pur dentro un periodo di fermo agonistico.

Il colloquio con il presidente Zhang

Icardi però non sente ragioni. Va avanti perla sua strada, convinto che sia il club ad aver pianificato la rottura per preparare il terreno a una cessione estiva.

L’argentino fa del discorso fascia un punto d’onore. Sa che l’Inter non potrà mai tornare indietro sulla decisione, ma pretende una spiegazione ufficiale sulla questione direttamente da Steven Zhang. E dunque vuole un colloquio con il presidente, che tornerà a Milano sul finire della prossima settimana, a poche ore dal derby.

Ed è allora immaginabile che almeno fino a quella data la sua posizione non cambierà: lettino, fisioterapia, passaggi rapidi ad Appiano e via, con i contatti con i compagni ridotti all’osso.

Icardi è un separato in casa.

Non è escluso che oggi il responsabile medico Piero Volpi faccia un ulteriore passaggio con il giocatore. Ma a questo punto l’idea di farlo ragionare su un rientro anche subito dopo Francoforte viene meno. L’Inter si è quasi rassegnata a dover fare a meno del suo centravanti per tutto il resto della stagione.

E in questo scenario di scontro totale certo non si può escludere nulla. Se Icardi sospetta che il club abbia già deciso di venderlo, farà di tutto per scegliere in prima persona la destinazione. Se al contrario l’Inter pensa che il calciatore abbia già un accordo per volare via altrove, l’addio si concretizzerà solo a cifre convenienti per tutti, altrimenti Icardi può serenamente restare ad Appiano fino alla scadenza del 2021.

È uno scenario forzato e difficilmente realizzabile, ovvio, ma in questo momento a provocazione (intervento chirurgico) si risponde con provocazione (resti fermo due anni).

Come gestire le prossime settimane, in fondo, resta il vero problema

Per Spalletti, che in attacco ha gli uomini contati (a Francoforte torna Keita, ma al momento solo per far numero). E per la società, che adesso si sente con le mani legate. Non si può escludere del tutto che la vicenda possa spostarsi su altri binari, legali.

Ma il caso è limite e difficile da gestire, anche da questo punto di vista. A fronte di un dolore dichiarato al ginocchio, cosa può fare un club? Materiale che verrà buono, semmai, per gli avvocati nelle prossime settimane, ammesso e non concesso che sia una strada percorribile. In fondo, la via che ora interessa di più al club, con o senza Icardi, è quella che porta prima a Francoforte e poi fino a San Siro per il derby.

Undici giorni che orientano la stagione e una bella fetta di futuro. E l’Inter ha deciso di puntare sulla vittoria con handicap: scommessa rischiosa, obbligata, folle, futuribile. Ognuno scelga l’aggettivo preferito, ma in fondo nessuno di questi può essere fino in fondo escluso.

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  1. […] calcisticamente in patria nelle fila del Chobyong, tra il 2013 e il 2014 intraprende una prima esperienza all’estero militando nel Centro Europeo […]

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