Il mestiere più difficile al mondo? L’allenatore della Roma

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Fare l’allenatore della Roma? Non deve essere facile ad occhio e croce. Non c’è storia o passato che tenga, tanto meno risultato che tenga, la Roma e Roma riescono a far di un sol boccone tutti gli allenatori che si siedono sulla panchina giallorossa. Dopo neanche due anni il tempo di Eusebio Di Francesco come tecnico romanista è giunta al termine, prima della fine della stagione, subito dopo la sconfitta di Oporto. Esonero arrivato per mancanza di risultati, gioco e poca confidenza con la piazza, che chiedeva “la testa” del tecnico abruzzese già da diversi mesi, accusandolo di non aver più in mano lo spogliatoio e di una mancanza di gioco mai visto in questo anno e mezzo.

Di Francesco e la Roma

Allenatore della Roma un compito impossibile?

Ma entriamo più nel dettaglio di queste ultime affermazioni partendo proprio dall’ultima partita di Di Francesco  in champions, una delle tante dove la squadra non ha risposto ai dettami del tecnico dove errori individuali hanno precluso alla Roma l’accesso ai quarti di finale. Una squadra in totale balia dei padroni di casa, che ha dimostrato pero di saper reagire e giocare sia dopo aver preso il primo gol che nei due tempi supplementari. La palla persa ingenuamente da Manolas, l’uscita sbagliata di Karsdorp, il rigore di Florenzi e i due gol sbagliati da Dzeko hanno consegnato la partita alla squadra portoghese.

Una squadra che in tutta la stagione ha sempre dato l’impressione di non saper cosa fare, ma che in determinate occasioni ha mostrato giocate apparentemente casuali, frutto in realtà di un’idea di gioco ben precisa. La difesa alta tanto bistrattata e criticata è solo una delle idee di gioco di Eusebio, che non avrà mai mostrato un gioco spumeggiante che fa stropicciare gli occhi per la bellezza, ma che sa essere efficace e portare risultati. Prendiamo come altro esempio la vittoria allo scadere di Frosinone, una Roma brutta ma cinica vinceva al Benito Stirpe per 3-2 all’ultimo minuto. Giocatori in bambola che prendono 2 gol ancora una volta frutto di errori banali, sbagli che a questo livello non dovrebbero neanche verificarsi, al massimo nelle scuole calcio dei bambini. I gol fatti invece sono frutto di schemi e idee ben precise, il primo grazie ad un pressing sul primo portatore di palla per indurlo all’errore e recuperare quanto prima il possesso del pallone, l’ultimo frutto di una delle verticalizzazioni richieste dal mister, con De Rossi che vede il movimento di El Shaarawy in profondità, e Dzeko solo in area che deve soltanto spingere la palla in rete.

Come se non bastasse questo per capire vediamo il 7-1 impietoso subito a Firenze in coppa italia, una roma mai realmente scesa in campo prende dei gol che neanche dei giocatori di football americano prestati al calcio prenderebbero. Colpa dell’allenatore direte voi? certo da qualche parte Di Francesco avrà pur sbagliato, ma giocatori che la scorsa stagione annullavano totalmente il Barcellona non possiamo assolutamente pensare che non sappiano fare due passaggi di seguito, o che difendano senza mantenere la posizione brancolando nel buio.

Difficile riconoscere un gioco soltanto quando i giocatori decidono di scendere in campo con la testa e non solo con le game. Eppure questo anno a Roma sembrava essere buono, dopo i risultati europei della scorsa stagione si pensava ad una stagione da protagonista, almeno in Italia, e nonostante cessioni illustri il mercato di Monchi sembrava essere il giusto mix tra giovani promettenti e giocatori già formati. Invece no, come successo anche con

Stendardo esposto a Roma contro Luis Enrique nella stagione 2011/12

Garcia, con Luis Enrique e con lo stesso Ranieri prima di loro non c’è pazienza nella costruzione della squadra, di un’idea di gioco, per quanto poco spettacolare o poco invitante possa essere, è impossibile da portare a compimento se ogni anno e mezzo, massimo due si arriva al cambio della conduzione tecnica. Perché si i giocatori possono anche essere venduti, ma quando la squadra per 8-9/11esimi resta la stessa, si può ma soprattutto si deve dare continuità ad un calcio di un certo tipo, senza pensare che possa essere sbagliato.

Ora i giocatori della Roma dovranno compattarsi e far gruppo per raggiungere l’obiettivo del quarto posto, facendo gruppo intorno Claudio Ranieri, la persona scelta dalla dirigenza per concludere la stagione, cercando di programmare la prossima, scegliendo il nuovo allenatore e il nuovo direttore sportivo. Di sicuro tifosi società e giocatori dovranno assolutamente cambiare registro, mettere la Roma prima di tutto, chiunque sia alla guida tecnica della squadra, mostrare il proprio apporto e amore per la maglia, dando la possibilità al futuro tecnico di lavorare con tranquillità e soprattutto tempo, perché è impossibile costruire una squadra vincente senza il giusto tempo per costruire è impossibile raggiungere risultati importanti

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