La Lazio giusta nel mese più pesante

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Un anno fa circa, la Lazio era in piena corsa per tutto, classifica da Champions, Europa League e semifinale di coppa Italia e Simone Inzaghi era anche tra i papabili per la panchina più ambita d’Italia, quella della Juventus. Proprio per questo motivo, il suo modo di far giocare la squadra era sotto osservazione.

Personalmente incuriosiva soprattutto perché la fase offensiva era molto produttiva,ma in difesa si incassavano troppi gol,eppure c’era un giocatore, Felipe Anderson, che veniva continuamente sacrificato in un ballottaggio con un grande Luis Alberto, proprio sull’altare di un equilibrio mai veramente trovato. A fine anno poi il brasiliano è stato ceduto,dopo tanti spezzoni di gara con Luis che usciva triste e a volte arrabbiato tra l’altro. Al suo posto è arrivato Correa,altrettanto talentuoso e subito messo in concorrenza col solito Luis Alberto, vittima di troppi infortuni e lontano dal giocatore stupendo che avevamo conosciuto. Ora che quest’ultimo sembra aver ingranato, Correa è diventato intoccabile, dopo ottime gare e gol propiziati e realizzati,addirittura molto meglio di quel Milinkovic tanto osannato in estate.

Lazio, Correa ora è davvero l’uomo in più

E cosa ci combina il buon Simone Inzaghi adesso? Semplice,a parole,ma difficilissimo come sembrava fosse un anno fa. Migliora la fase difensiva,manco fosse stato consigliato dal fratello Filippo che in quel di Venezia si era imposto come uno specialista nel settore difesa negli ultimi 2 anni nelle serie minori, la media dei gol presi infatti si è abbassata,e riesce a farlo proponendo sempre più spesso in campo Immobile(o Caicedo),Milinkovic,Correa e Luis Alberto.Purtroppo però,tutto sembra essere peggiore rispetto a un anno fa,come prospettive. La zona Champions è lontana 8punti con una gara da recuperare,l’Europa League è svanita in modo meno traumatico ma più prematuro rispetto alla stagione scorsa,e la coppa Italia è rimasta l’ancora di salvezza di un’annata dove forse si è lavorato anche meglio di prima ma si rischia di raccogliere molto meno,di sicuro meno consensi,meno attestati di stima, almeno tra l’opinione pubblica.

Quei complimenti accumularono pressioni che, diventate insostenibili,culminarono in quei minuti di follia a Salisburgo e in quella maledetta ripresa con l’Inter,escludendo la semifinale di coppa Italia con il solito Milan di Ringhio dove si arrivò ai rigori anche o soprattutto per mancanza di coraggio (Luis uscì al solito,67mo minuto,per il solito Felipe Anderson). Manca un mese abbondante alla semifinale di ritorno con lo stesso Milan,e nel frattempo in campionato ci si confronterà con San Siro già 2 volte,prima coi nerazzurri poi con gli stessi rossoneri a pochi giorni dal fatidico ritorno di coppa.  Saranno scontri fondamentali per la classifica, e test da superare in vista di tale ritorno. Un anno fa la frenesia ha rovinato la stagione laziale proprio sull’estremo finale,quest’anno ha prodotto effetti negativi un bel po’ prima,e proprio questo può essere curiosamente il punto di vista che lascia speranze. Infatti si è lavorato forse ancor meglio,e si potrà affrontare il momento decisivo,e le gare decisive, forti di un’idea di calcio con più qualità in campo e contemporaneamente più equilibrata. Cosa che sembrerebbe venir sottovalutata,come fu sopravvalutato il tutto,troppo,un anno fa.

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