Il tabellino delle partite di qualificazioni Europee del 23/03

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Le qualificazioni per UEFA EURO 2020 sono iniziate, l’Italia porta a casa un risultato positivo, la Spagna fatica a trovare le reti della vittoria.

Quando Moise Kean è volato verso il gol azzurro più giovane di sempre è sembrato che la difesa della Finlandia si spalancasse come il Mar Rosso davanti a quel Mosè leggermente più famoso.

Un segno divino anche questo o, più prosaicamente, il segno che Mancini ha vinto la scommessa: quella dei ragazzini subito in Nazionale perché sono da Nazionale e niente storie.

D’altra parte la sfida era cominciata con il gran gol di un altro U21 che ha una fretta del diavolo, Nicolò Barella, tiro deviato ma rete tutta sua. E che rete. La Finlandia andava messa sotto, così pretende la Storia e così è stato: 2-0. Il bello è che è stata l’Italia 2000 a farlo.

Sarebbe stato ancora più bello completare il delizioso quadretto con Quagliarella che, dentro nel finale, s’è procurato paratissima e palo come il più assatanato dei minorenni: la rete azzurra più vecchia, ieri 36 anni e 51 giorni, arriverà a Parma contro il Liechtenstein e sarà da Matusalemme, per restare in tema biblico.

Non si poteva chiedere di più a una serata che è stata globalmente positiva, dall’atteggiamento alla mentalità, dalla filosofia alla visione, e non ci ha risvegliato dal sogno. L’Italia c’è, l’Italia è tornata, combinazione di entusiasmo, gioco, palleggio, velocità ed esperienza. In giro per l’Europa, escluse forse Francia, Belgio e Inghilterra, oggi se la gioca con tutte.

Italia veloce e attiva nelle verticalizzazioni

E poi non è che sta diventando: questa è già l’Italia dei Kean, dei Barella, dei Bernardeschi, e per evitare equivoci Mancini ha messo anche Spinazzola e Zaniolo che dal gruppo non usciranno più.

Ci sono stati momenti spettacolari perché la testa è sempre alla porta e nessuno gioca di spalle. Palleggi, tagli, verticalizzazioni improvvise e veloci, nessuno lasciato solo a subire il pressing. Kean non è Balotelli, è meno potente ma più agile e, tatticamente, più maturo: s’adatta alla fascia come fosse nato tornante, difende il pallone come un centravanti, fa quasi sempre scelta e movimento giusti.

Barella ha dentro lo spirito di Tardelli e il suo gol, a proposito di segni, è l’ultimo di uno del Cagliari: il precedente apparteneva ad Astori, in Confederations 2013, diventato simbolo del nostro calcio proprio in una tragica mattina di Udine. Sempre quello, però, il rischio: eccedere con l’euforia.

E allora meglio dirlo subito: rispetto alla ultime quattro partite che hanno invertito la tendenza depressiva, dall’Ucraina agli Usa, si potrebbe paradossalmente individuare qualche passo indietro. Da un possesso sotto il 60% a qualche rischio in contropiede, soprattutto a inizio ripresa, quando la Finlandia s’è resa conto del calo di tensione e ha messo a nudo un limite sul quale Mancini dovrà lavorare: la sofferenza sul pressing altissimo per un’Italia fisicamente non mostruosa.

Ma è il prezzo da pagare all’età e alla propensione offensiva. In cambio, azioni palla al piede, cercando sempre la soluzione migliore. Studiate, mai improvvisate.

Immobile l’effetto sorpresa della Nazionale

Com’era prevedibile, non c’è più l’effetto sorpresa. Quest’inverno anche gli altri hanno preparato contromosse. Compreso il bravo Kanerva, per esempio, sebbene il deficit tecnico fosse incolmabile. Intanto più linee, l’unico modo per ostacolare la rete di passaggi, e infatti lo schieramento era un 3-4- 2-1 che si compattava nella difesa a 5.

Seconda cosa, rubando quasi l’intuizione manciniana, un quadrilatero di mediani per andare in superiorità sul nostro centrocampo che resta la chiave di volta. Verratti e Barella sono stati impressionanti, il primo regista moderno su ritmi altissimi.

Un po’ meno convincente Jorginho che, come i primi tempi, ha perso un paio di palloni ma è sempre stato utile nel giropalla. Il peggiore sarebbe stato Immobile che fatica a dialogare con gli altri: ma l’assist a Kean ha fatto dimenticare gli errori.

Spagna vs Norvegia poche reti, ma un successo indiscusso

Un dominio incontrastato e una vittoria di misura. La Spagna di Luis Enrique riparte battendo 21 la Norvegia offrendo momenti di grande calcio offuscati dall’incapacità di chiudere la gara per una serie pericolosa di errori in attacco. Il girone è quello che è, vedremo se qualcuno riuscirà a mettere in difficoltà una formazione in costruzione.

La ricerca della squadra perfetta

Dopo la delusione della Nations League, con due sconfitte finali, entrambe per 32 contro Inghilterra e Croazia quando bastava un punto per andare alla Final Four in Portogallo, Luis Enrique si è rimesso alla ricerca di una squadra.

Non ha un blocco fisso, le certezze sono limitate, Sergio Ramos, Busquets, Jordi Alba (dopo l’epurazione iniziale), già 41 i giocatori convocati. La qualità media offerta dalla Liga è alta, ma complice la crisi del Madrid, i peccati di cholismo dell’Atletico e l’alta presenza di stranieri nel Barça al ct mancano giocatori top. Ieri ha fatto benissimo Parejo, che giocava in casa: è alla seconda presenza in nazionale.

Bene anche Jesus Navas, che 33 anni e non era convocato dal 2014. Insomma, Luis Enrique naviga a vista. Però ha idee chiare e sa come trasmetterle.

Una Spagna spettacolare

Perché la Spagna vista ieri, pur considerando i limiti della Norvegia, passata in autunno dalla C alla B della Nations League, ma una sola sconfitta in 10 gare nel 2018, è stata altamente spettacolare e a tratti travolgente. Nel primo tempo picchi di possesso all’80% (75% finale), ma non la melassa deriva del tiquitaka sterile.

Velocità, combinazioni, tecnica. Un bel vedere. E addirittura 12 tiri, 8 nello specchio (alla fine saranno 22, 11 e 11). Un solo gol, per le parate di Jarstein e qualche errore di mira. La rete l’ha segnata un altro «local», il brasiliano di Spagna Rodrigo Moreno, che al 16’ ha girato in porta da due passi un cross dell’incredibile Jordi Alba.

Le idee che valgono la vittoria

Luis Enrique ha usato lui e Navas come ali aggiunte, proteggendo la difesa con l’arretramento tra i centrali di Busquets in caso di necessità. Esperimento interessante da verificare con avversari più seri, ma ieri la Spagna è stata impeccabile anche nella pressione per recuperare la palla.

E tra Parejo, Ceballos, Busquets, Asensio e i due terzini la palla girava che era un piacere, veloce e precisa. L’unico problema è stato quello di non segnare di più, con Morata più responsabile di Rodrigo.

E infatti nella ripresa dopo due errori colossali di Morata e Ramos la Norvegia ha trovato il pareggio grazie a un rigore soft fischiato a Iñigo Martinez e trasformato da King. Parità che è durata una manciata di minuti: l’ottimo portiere Jarstein ha steso Morata in area e Ramos ha riportato avanti la Spagna.

Il capitano ha segnato nelle ultime 5 gare della Spagna, allunga a 12 la serie di rigori senza errori e arriva a 16 gol stagionali, 11 col Madrid e 5 con la Roja. Nella Norvegia era già uscito il bambino prodigio Odegaard, sbarcato al Madrid a 16 anni e oggi, ventenne, in leggera risalita nel campionato olandese: non ha impressionato.

Nella Spagna i debutti di Canales, un altro che a 16 anni era già in Liga e che è stato frenato dagli infortuni tanto che in nazionale è arrivato a 28, e di Jaime Mata, del Getafe: che di anni ne ha 30 e alle spalle una lunga carriera nel calcio minore.

Mestalla ha fischiato Morata e Asensio per gli errori sotto porta, e ha trattenuto il fiato per il confuso pressing finale norvegese, rimasto aggrappato alla gara solo per la scarsa mira spagnola. Martedì la Norvegia ospita la Svezia, la Spagna va a Malta per continuare la sua crescita.

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