Champions League, i perché dell’eliminazione della Juventus

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La Juventus è uscita con le ossa rotta dal doppio confronto con l’Ajax. Sia all’andata che al ritorno si è vista una squadra che non riusciva a reagire al gioco brillante e spettacolare degli olandesi. Se tutti eravamo, e siamo ancora certi del fatto che, singolarmente, i giocatori bianconeri sono molto superiori rispetto a quelli dell’Ajax, c’è da constatare che sotto l’aspetto del collettivo non c’è stata storia. Si può dire che la Juve, fino ai quarti di finale, non aveva mai affrontato una squadra che l’aveva messa sotto in questa maniera. Neanche nella partita del Wanda Metropolitano con l’Atletico Madrid, sconfitta maturata per l’atteggiamento dei bianconeri e per l’andamento degli episodi.

La superiorità degli olandesi

Ma allora quali sono state le cause di questo dominio di De Ligt e compagni? Una delle critiche maggiormente riferite ad Allegri è la mancanza di imporre il proprio gioco in maniera decisa. L’allenatore toscano ha sempre mirato più ad essere efficace. La Juventus non ha mai seriamente messo in difficoltà l’Ajax, se non per qualche minuto nel finale dell’andata, con le devastanti accelerazioni di Douglas Costa. Gli olandesi, invece, quando alzavano il ritmo diventavano imprendibili. I fraseggi corti e rapidi e l’improvviso cambio di gioco sul lato “debole” sono state armi che la Juve non ha affrontato adeguatamente. Chi ha visto sopratutto il ritorno è consapevole che se la partita fosse finita 1-4, non ci sarebbe stato niente da recriminare. E dato l’enorme valore della rosa bianconera, è un fatto davvero impressionante.

Per il prossimo anno Paratici dovrebbe puntare un giocatore in mezzo al campo dinamico ma di qualità, un giocatore come Modric, e poco altro, dato l’arrivo di Ramsey e una squadra già estremamente competitiva, difficilmente migliorabile. E Allegri probabilmente dovrà cambiare il suo approccio a certe partite, cercando di fare in modo che la squadra comandi il gioco, anziché gestirlo o subirlo.

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