Champions League corsa contro il tempo, nemmeno l’Inter è al sicuro

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Benedetta sia la corsa alla Champions League, volatone che tiene vivo un campionato già spento per le prime due posizioni.

Sei squadre per due posti, il terzo e il quarto, che garantiscono gli altri due accessi alla prossima Champions League (Juve e Napoli hanno già i primi due pass al collo). Dai 62 punti dell’Inter ai 55 della Lazio, l’ammucchiata è densa e intensa. Mancano quattro giornate e c’è grande confusione sotto il cielo di questo spezzone di campionato, per cui la situazione è eccellente.

INTER P. 62

La vittoria dell’Atalanta ha accorciato le distanze tra l’Inter e il quinto posto, oggi i punti di vantaggio sulla Roma nuova quinta sono quattro. L’Inter però è padrona del suo destino e capitana della sua anima.

Aiutati, Inter, che il calendario ti aiuta: Udinese, Empoli,Napoli e Chievo. Dieci punti sono possibili, tre vittorie e un pari, ma potrebbero bastare tre vittorie, forse due.

Come sempre molto, se non tutto, dipenderà dall’Inter e dalla sua attitudine all’autolesionismo, alla complicazione di affari semplici. Quest’anno, però, i segnali sono incoraggianti, l’Inter è sopravvissuta al caso Icardi e al «wandismo». Il più sembra fatto. L’Inter può soltanto buttarsi via, ma ci vorrà metodo.

ATALANTA P. 59

La variabile impazzita, la quarta incomoda, che più incomoda non si può. Oggi l’Atalanta vive l’euforia del maratoneta, quello stato di grazia che i corridori ogni tanto avvertono: più corri, più stai bene, più vorresti correre.

Non sente la fatica, è sicura di sé, non ha nulla da perdere rispetto alle altre: l’ingresso della Dea in Champions sarebbe un’eccezione fragorosa, varrebbe quanto uno scudetto. Molte strade portano a Roma: domenica Lazio-Atalanta di campionato e il 15 maggio all’Olimpico Lazio-Atalanta finale di Coppa Italia. Saranno due partite dirimenti.

ROMA P.58

La pecorella smarrita che vagava fuori dal gregge. La Roma è ritornata nel gruppo, oggi nella scia all’Atalanta: se fosse ciclismo, diremmo che ha preso una bella ruota, ma il calcio è altro sport. Claudio Ranieri ha ricompattato il gruppo, gli ha restituito il valore della semplicità. Poche cose, però fatte come si deve.

Di Francesco aveva pensieri più alti e forse la squadra non lo capiva. La Roma ha i mezzi e un calendario favorevole, tipo Inter. Domenica, prima di affrontare il Genoa a Marassi, dovrà tifare per la Lazio, impegnata contro l’Atalanta: avete detto niente.

TORINO P. 56

L’Atalanta gli ha soffiato il ruolo di sorpresa guastafeste, ma è un dettaglio. Il Toro a queste quote non si vedeva da tempo e nell’anno del 70° della tragedia di Superga sembra un segno del cielo, come se il Grande Torino spingesse i granata contemporanei. Quattro giornate e due scogli, la Juve venerdì e la Lazio all’ultima.

La navigazione verso la Champions passerà per queste due gare. Le carte sono in regola, oggi il Toro di Mazzarri pare la squadra più massiccia delle sei, un blocco di marmo difficile da spostare. Se gli riuscirà il colpaccio allo Stadium, farà un grande passo in avanti verso l’utopia.

MILAN P. 56

L’anello debole del gruppo. Il Milan è in piena involuzione tecnico-tattica e motivazionale. Tutti giocano a freccette con il faccione di Rino Gattuso come bersaglio e ci sta, perché l’allenatore ha le sue colpe, alla fine della fiera non è riuscito a trasmettere identità e riconoscibilità alla squadra, ma tanti giocatori si sono comportati da lavativi, sono spariti sul più bello.

Un mese e mezzo fa, prima del derby, il Milan era terzo e sembrava destinato a radioso avvenire. La sconfitta contro l’Inter ha disattivato la corrente. Oggi il Diavolo è piccolo e non è neppure sicuro dell’Europa League. Urge risveglio.

LAZIO P. 55

Per certi versi la Lazio è la versione romana dell’Inter. Squadra imprevedibile, con la tendenza a buttarsi via di colpo. La qualificazione alla finale di Coppa Italia e il successo a Genova contro la Samp hanno rimesso a posto la contabilità del periodo, ma la sconfitta in casa contro il Chievo, la settimana scorsa, rischia di diventare l’enorme rimpianto di stagione.

Se la Lazio non ce la farà, sarà inevitabile ripensare ai tre punti devoluti a una squadra già retrocessa.

All’orizzonte di Simone Inzaghi, si profila la grande occasione: domenica all’Olimpico arriverà l’Atalanta. Disinnescare la mina vagante, per risalire la corrente.

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