Erede di Allegri, buon lavoro e tanti auguri …

Sarà vincere come Max il compito più duro per il prossimo allenatore bianconero?

Juventus manager Massimiliano Allegri before the UEFA Champions League round of 16, second leg match at Wembley Stadium, London. PRESS ASSOCIATION Photo. Picture date: Wednesday March 7, 2018. See PA story SOCCER Tottenham. Photo credit should read: John Walton/PA Wire
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Appena c’è stato l’annuncio della separazione consensuale tra la Juventus ed Allegri, è iniziato il susseguirsi di nomi, notizie, opinioni su chi sarebbe il miglior candidato a raccoglierne l’eredità. Prescindendo da questo febbrile toto allenatore, l’attenzione va a quello che il futuro allenatore dovrà dimostrare o fare, per giustificare il cambiamento, tra l’altro dolorosissimo per il Presidente Agnelli che ha dedicato parole meravigliose al livornese.

I perché della separazione

Tanti hanno identificato nei motivi del divorzio, la volontà di prendere una strada diversa per raggiungere, ben inteso, gli stessi risultati. Dal pragmatismo allegriano quindi, all’espressione di un gioco più offensivo e affascinante. Altri poi hanno notato l’esistenza di frizioni tra Allegri e diversi giocatori, e addirittura tra l’ex allenatore e la dirigenza, in particolare Nedved. Provando ad incrociare questi indizi, possiamo immaginare una sorta di muro contro muro tra due fronti. Allenatore con una visione del calcio “contro” dirigente influente con un’altra, legittimata quest’ultima dal valore della rosa messa a disposizione con tanti sforzi economici da tutelare.

E proprio la tutela del patrimonio giocatori entra in gioco, nel portarci al cuore dello scontro. Infatti, alcuni dei migliori e più quotati giocatori bianconeri sono proprio tra quelli con cui Allegri, in questi mesi, ha avuto problemi di vario tipo, dai rischiosi errori tattici alla basilare schierabilità, dalla disponibilità al sacrificio alla voglia di migliorare e correggere i difetti. Il mister bianconero, non vedendo progressi in tal senso, per la prima volta dopo 5 anni di trionfi, avrebbe richiesto un cambiamento importante della rosa, con interessamento di almeno metà di un’ipotetica formazione titolare. Come quasi sempre successo nel mondo del calcio, tra cambiare allenatore oppure mezza squadra, o comunque alcuni suoi costosi pezzi, si sceglie la prima via e si prova a giustificare tale scelta, a costo di rovesciare una filosofia del risultato difesa ostinatamente fino a pochi mesi prima, sposandone altre spesso derise e considerate inaffidabili.

Colpe da dividere, giocatori non esenti

Allegri non è mai sembrato un sergente di ferro, pretende professionalità massima e impegno, ma non stressa o logora il suo gruppo di giocatori. Per giungere a un punto tale di insofferenza evidentemente aveva notato che, oltre a qualche esagerazione extra calcistica, le prospettive tecniche di miglioramento iniziavano a venir meno. Infatti, uno dei suoi punti forti, o una sua colpa secondo i suoi detrattori, è anche il fatto di non avere moduli tattici fissi o idee rigide. Lui stimola il gruppo con cambiamenti continui di anno in anno, spesso anche a stagione in corso. Cosa che quest’anno non ha prodotto motivazioni particolari come in passato, e Allegri lo ha percepito.

In questi mesi era evidente che, specie con l’arrivo di Ronaldo, la Juventus vincesse moltissime gare attraverso il minimo sforzo, esasperando quella gestione delle forze fisiche e mentali tanto cara ad Allegri stesso. Probabilmente nessun giocatore bianconero, escluso il portoghese, può ritenere molto positiva la propria stagione appena terminata.

Bisogna cambiare, chi è pronto?

Se, quindi, il trasformista Allegri non ha saputo toccare le corde giuste quest’anno, ora che proprio sul cambiamento di proposta tattico-calcistica la società sta basando questa svolta, il gruppo saprà scuotersi e seguire le innovazioni di chi prenderà il suo posto? D’altronde, come già detto, si è scelto di tutelare giocatori e patrimonio tecnico della rosa, quindi sono proprio loro stessi a doversi mettere in gioco.

Un ottimo allenatore arriverà, forse un grandissimo, con idee eccezionali, visti i nomi che girano. Dovrà vincere, come sempre, d’altronde Allegri ha vinto come quasi nessuno nella storia bianconera. Ma, oltre le vittorie, ci sarà da correre, o da far correre parecchio il pallone, ci sarà da accelerare e spingere con mente, gambe e piedi. Ci sarà da indirizzare su strade nuove un gruppo di giocatori, dopo la stagione più negativa in questo senso degli ultimi anni. Si è scelto di trasformare mandando via il trasformista. Buon lavoro e tanti auguri di cuore all’erede, anche perché, per quel gruppo di giocatori, l’alibi Allegri non ci sarà più.

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