Lazio, una stagione che fa riflettere

Annata in chiaroscuro per i biancocelesti, salvata dalla coppa italia

during the TIM Cuo match between SS Lazio and Cittadella on December 14, 2017 in Rome, Italy.
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Una stagione salvata dalla coppa italia, dal trionfo meritato sulla splendida Atalanta di Gasperini, per una Lazio in perenne attesa della sua miglior espressione, della forma migliore dei suoi più importanti interpreti. Attesa che è sfociata nel gol di Milinkovic in finale di coppa, e poco altro da Immobile, Luis Alberto, Leiva, che nei momenti decisivi di fine stagione non hanno inciso come si sperava. Ottimi gli apporti di Correa e Caicedo in fase offensiva, buonissimo quello di Acerbi in una difesa da incubo, dignitoso Lulic sugli esterni.

Confronti impietosi

Quest’anno Inzaghi le ha provate un po tutte tatticamente. Ha fatto convivere, finalmente, tutti i giocatori di qualità che aveva, nella speranza di ravvivare Immobile che da metà stagione in poi è andato in crisi (10 gol nel girone di andata, appena 5 nel ritorno, di cui 1 nell’ultimo inutile turno a Torino), ma è servito a poco. Specialmente, se si confrontano i numeri di questa stagione con quelli dell’anno prima. La Lazio, infatti, ha realizzato 56 gol contro gli 89 del 2018, ne ha subiti 46, quando un anno fa chiudeva con 49, quindi un miglioramento quasi irrilevante. Il piazzamento finale ha segnato una regressione netta, dal quinto posto, a pari merito coi quarti, all’ottavo posto attuale, con ben 13 punti conquistati in meno.

Poche note positive

Come già detto, alcuni giocatori hanno fatto bene, pur partendo inizialmente tra le alternative ai titolari. Parliamo, senz’altro, di Correa e Caicedo, 5 gol in A e 4 nelle coppe per il primo, 8 il secondo, più 1 gol in Europa League. In difesa, oltre all’onesto e affidabile Acerbi, buon apporto di Luiz Felipe, che può essere considerato il miglior difensore biancoceleste, in prospettiva, e che è stato uno dei protagonisti della finale di Coppa Italia. Purtroppo, restando in tema di giovani su cui puntare per il futuro, segnaliamo troppe panchine per un buon tiratore come Cataldi, e il prestito, addirittura, per Murgia, che alla Spal ha fatto un’ottima seconda parte di stagione. Per il resto, troppi davvero i giocatori che hanno reso sotto le aspettative. Per non parlare dei soliti noti, citiamo Badelj, ottimo regista a Firenze, ambito da altri club, che poteva rendere molto di più, viste le assenze di Leiva. Oppure, lo stesso Berisha, praticamente non pervenuto, che a Salisburgo aveva messo in mostra doti molto promettenti.

Riflessioni su Inzaghi

Doverose, quindi, sarebbero delle riflessioni sulle attuali ambizioni di Simone Inzaghi. Tecnico emergente, al terzo anno intero di Serie A, sicuramente risulta tra i più promettenti del panorama italiano, ma non ancora pronto, allo stesso tempo, per una vera big, quale sembrava potesse essere addirittura la Juventus. A Torino sono abituati decisamente ad altro. Dopo un anno salvato dall’importantissima vittoria in Coppa Italia, ma peggiore, sostanzialmente e come numeri, del precedente, Inzaghi vivrà le prossime stagioni come, forse, quelle decisive per il suo futuro. Vederlo lavorare, possibilmente, con un materiale migliore, alla Lazio o altrove, sarà il suo vero banco di prova. Per adesso, con le 18 sconfitte stagionali, contro le 11 della passata stagione, e le 12 del primo anno, non ci sembra nel miglior momento per poter pretendere chissà cosa, o chissà quanto, in termini di contratto. Deve ancora fare tanta strada, e farla bene. Meglio di quest’anno.

1 Comment
  1. Angelo says

    Articoli sempre interessanti e mai banali.bravo grifi

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