Everton Sousa Soares vede l’Europa

Presentiamo il nuovo crack del calcio brasiliano

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Prima della Copa America pronunciando il suo nome avreste suscitato dubbi e perplessità nel vostro interlocutore. Ma dalla sera del 7 Luglio, pressoché tutti sanno chi sia Everton. Andiamo ad illuminare quei pochi che ancora fossero all’oscuro di questo talento deflagrante.

Everton “a cebolinha”

Everton Sousa Soares nasce a Maracanaù nel 1996, e cresce nel club locale del Fortaleza prima di passare ad appena 16 anni nelle giovanili del Gremio. Qui inizia a sviluppare le sue qualità innate, il controllo magnetico del pallone, la tecnica pianamente in stile futsal appresa per strada e soprattutto l’amore per il gioco unito ad un ambito professionistico. Altro aspetto del tutto evidente del suo gioco è il divertimento, che produce in chi lo guarda ma perché è lui stesso a divertirsi mentre gioca. Nel 2014, fa il suo esordio nel Brasileirao grazie ad Enderson Moreira nella sconfitta contro l’Atletico Paranaense, che gli concede 12′ minuti in campo. Nella stagione successiva viene aggregato in prima squadra e inizia ad incidere, segna 4 gol totali, si fa notare con diverse prestazioni di valore e convince lo staff tecnico a puntare su di lui. Tra l’altro è in questa stagione che nasce il suo soprannome: fino all’arrivo di Cristian Rodríguez, Everton era chiamato “cebolla” per via della somiglianza con il protagonista di un fumetto popolare in Brasile. Ma con l’arrivo del “cebolla” originale, Everton diventa “cebolinha” così oltre alle fattezze ora condivide anche il nome del fumetto.

Affermazione

La stagione 15/16 è di scoperta per Everton, è l’anno in cui viene annotato sui taccuini di quasi tutti gli scout sudamericani. Citando i numeri: 32 presenze, 4 gol e 1 assist, giocando più di 2.000′ minuti. In particolare cominciano a vedersi i pregi ed i difetti del giocatore, ancora acerbo sotto porta ma efficace nel sviluppo dell’azione. Everton è un esterno d’attacco, che preferisce partire largo a sinistra, essendo destro di piede, per poter entrare dentro il campo e andare alla conclusione oppure per servire assist ai compagni. E’ abbastanza egoista, pecca nelle scelte di gioco ma possiede grande facilità nella corsa e nel dribbling sia dinamico che da fermo. Ha un repertorio di finte non vastissimo ma non ne ha realmente bisogno, essendo in grado di andare via con una finta di corpo. Calcia prevalentemente a giro. Nella stagione successiva migliora il suo fatturato: gioca di più, 42 presenze; segna e fa segnare di più, 8 gol e 5 assist. Nella stessa stagione fa il suo esordio con il Brasile nella vittoria contro gli USA.

 

In Nazionale

Everton ha un rapporto strano con la Selecao, pur essendo ancora agli inizi. La prima volta che incide succede alla 6 presenza contro l’Honduras, primo gol, in una partita davvero ben poco allenante. Qualche giorno dopo però, all’esordio in Copa America entra nel finale di gara, sul punteggio di 2-0 contro la Bolivia. Riceve sulla fascia, la sua quella sinistra, ha davanti a se un esausto Bejarano. Everton non ci pensa un attimo, sterza sul destro e rientra fulmineo, arriva nei pressi dell’area e calcia un bolide imprendibile per Lampe. E’ la scintilla che alimenterà il suo talento durante la competizione, contro il Venezuela non segna ma contro il Perù segna e assiste Willian per il gol del 5-0. Contro Paraguay e Argentina non brilla come nelle precedenti gare ma si tiene per La finale, contro il Perù gol e assist. Di fatto è la rivelazione di questo Brasile, un giocatore capace di cambiare il volto di una squadra, e se c’è riuscito con il Brasile aspettiamoci di vederlo all’opera in Europa.

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