Il Calcio non è una malattia, allo IEO è fonte di sorrisi

0

Ben ritrovati Inter Fans, in molti mi avete chiesto un nuovo editoriale ed eccovi accontentati.

Questa volta sarà un editoriale diverso dal solito, non parleremo di Inter e di Calciomercato, per quello vi invito a seguire il mio profilo Instagram, ma vi voglio parlare anzi sensibilizzare su come il Calcio non sia una malattia, ma nel momento difficile della vita di una persona, come il malato oncologico, possa diventare un leggero sorriso.

Tralasciamo la parte del mi chiamo Valentina lavoro all’Istituto Europeo di Oncologia di Milano e sono tifosa dell’Inter, ormai mi conoscete tutti.

Vi racconto solo un piccolo dettaglio utile a stilare questo editoriale, molti mi conoscono, molti di voi mi vedono allo stadio in versione invernale e quindi non tutti sapete che da ormai due anni ho tatuato sul braccio sinistro il nome della mia vita: F.C. INTERNAZIONALE.

Qualcosa di male? No, ma forse molto in vista per una persona che lavora, a contatto con i pazienti, e sta a mezze maniche tutto l’anno.

Il Calcio nella vita quotidiana

Il Calcio ormai è diventato l’argomento all’ordine del giorno, mi trovo spesso nel mio ospedale a parlare di calcio.

Nei corridoi ormai ci si riconosce per Milanista, Interista, Juventino etc etc .. quando si passa in radiologia la battuta sul calcio non può mai mancare e nemmeno con la squadra trasporti.

Per fortuna in Cardiologia si respira un’aria Interista e ormai sono note anche le preferenze calcistiche dei medici di reparto, ma non è di questo che vorrei parlarvi.

Vorrei raccontare a tutti voi, cari Inter Fans, la mia esperienza con i pazienti. Esiste la privacy quindi sarò molto generica, ma quanto è bello grazie al Calcio regalare un sorriso a chi in quel momento di sorridere non ne ha voglia?

Questo editoriale ha lo scopo di invitare tutta quella gente che anche sui social si esprime dicendo IL CALCIO È UNA MALATTIA a riflettere su cosa realmente sia una malattia altro che il calcio…

Chiedete a chi è ricoverato in ospedale, specialmente in quello in cui lavoro io, qual’è la vera malattia, di certo non vi risponderanno che è il Calcio.

La malattia non è il Calcio

Lavorare in un reparto oncologico non è per nulla semplice, ma bisogna comunque entrare nelle stanze dei pazienti con il sorriso e spesso in alcune situazioni di imbarazzo, di silenzio totale trovare una via di fuga per strappare un sorriso a chi momentaneamente l’ha perso.

State già iniziando a capire? Come si può strappare un sorriso ad un paziente? Bhe parliamo di calcio…..

Cosa c’e di più bello di entrare in stanza alle 8.00 di mattina aiutare il paziente in prima giornata post operatoria ad alzarsi, chiedere dove ha le ciabatte e poi vedere che dal comodino spuntano fuori due pantofole rossonere… secondo voi posso mai stare zitta e non dir nulla?

Parte subito lo sfottò… hai più punti sulla pancia tu che il Milan in classifica ed ecco che il primo sorriso lo abbiamo già regalato.

Oggi per esempio sono arrivata al lavoro ed un paziente con il quale ho già un ottimo rapporto confidenziale di calcio, mi ha subito detto: “Sono isolato, ora sono ancora più infetto stammi alla larga o ti contagio” e si parla di uno Juventino super attento al mercato nerazzurro, forse per gufare, la mia risposta :”sei Juventino eri già infetto da prima, lo so già che hai una brutta malattia bianconera” ed ecco che il paziente sorride….

Cosa c’è di più bello nel fare una medicazione ad un paziente e distrarlo dal dolore dal pensiero della malattia parlando del turno di coppa italia di questa settimana? Riuscirà il Milan a battere il toro? E l’Inter a battere la Fiorentina?

Non posso fare nomi, ma che mi dite del paziente giovane che viene ricoverato, se ne sta bello comodo sotto le coperte e appena gli chiedo di alzarsi…. spunta il pigiama della Juventus… scatta in automatico la risata, la battuta “non ti aiuto a far nulla se non ti levi quel pigiama” e quindi… il sorriso non ci scappa?

Potrei raccontarvi mille aneddoti di questo tipo, come il paziente che parla solo napoletano, che fatica a farsi capire, che se ne sta con gli occhi lucidi nel letto ma poi quando gli chiedi: “ma tifi Napoli?” esce dalla sua fase di mutismo e di tristezza e inizia a parlarti di calciomercato, scherzando sullo scambio con Politano … e quindi siamo già ad altri sorrisi… state tenendo il conto?

Altre risate scappano se pensate alla storia di un paziente stra Juventino, che nota il mio tatuaggio già in prima giornata,  si nasconde dietro ai pantaloncini del Barcellona e solo al giorno della dimissione rivela che è Juventino… o a chi mi accoglie alla mattina in stanza Buongiorno Capolista… o sbeffeggiando che fuori fa freddo ci sono meno quattro gradi.

Conclusione

Insomma al lavoro bisogna essere professionali ma in un luogo particolare come l’Istituto Europeo di Oncologia strappare dei sorrisi a persone che l’hanno perso non c’è nulla di male.

Il calcio è ormai diventato l’argomento principale del giorno, non è di certo una malattia non è di certo un argomento monotono e palloso, insegniamo a tutti coloro che lo vedono come il marcio del mondo che spesso in alcune occasioni può essere fonte di sorrisi, fonte di distrazione.

Nel mio lavoro incontro spesso pazienti, parenti che notando il mio tatuaggio sul braccio iniziano a parlare, ad interagire con me… io lo vedo come un bel modo di distrarli dalla situazione pesante che stanno vivendo… e voi come la vedete?

Vi ho rubato fin troppo tempo, un editoriale diverso, più profondo rispetto alla leggerezza che uso di solito, ma ne valeva davvero la pensa sensibilizzare questo argomento.

Il calcio non è una malattia ma nella malattia vera può essere fonte di grandi sorrisi, vi invito a riflettere su questo tema, e in attesa del prossimo editoriale top vi saluto.

#InterFans ci vediamo al Meazza domenica per il lunch match cosi mi farete sapere se vi è piaciuto… #Amala sempre!!!!

Leave A Reply

Your email address will not be published.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.